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La questione della nave Aquarius e dei porti chiusi ve la spieghiamo noi

© Patrick Bar / SOS Méditerranée France
L'Aquarius fait renaître l'espoir aux migrants © Patrick Bar / SOS Méditerranée France
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Tra mosse elettorali e questioni politiche con la UE il primo provvedimento del neo ministro Salvini è come ce lo aspettavamo: senza mezze misure

Alla vigilia del voto amministrativo che si è svolto domenica 10 giugno, l’arrivo nelle acque in prossimità dell’Italia della nave umanitaria Aquarius ha portato alla decisione senza precedenti del ministro degli Interni Matteo Salvini di chiudere i porti ed impedire così l’attracco della nave  gestita congiuntamente dalle organizzazioni SOS Méditerranée e di Medici Senza Frontiere, dal 2016. La questione in realtà è tutta da giocarsi a Bruxelles, perché – fonti dello stesso Ministero dell’Interno – gli sbarchi dall’anno scorso sono diminuiti dell’80%.

La risposta delle ONG non si è fatta attendere

così come quella delle organizzazioni internazionali

 

Cosa è successo esattamente?

Tra sabato e domenica la nave Aquarius ha recuperato in mare 629 persone. Tra di esse ci sono 123 minori non accompagnati e 7 donne incinte. 229 persone erano a bordo di due gommoni (uno dei quali si era ribaltato), le altre 400 erano state invece recuperate in altre operazioni della Guardia Costiera e della Marina italiana e sono state successivamente trasbordate sulla Aquarius. Nel frattempo anche alla Sea Watch 3 verrà impedito di attraccare come confermato oggi dallo stesso Ministro.

Perché lo scontro Italia-Malta? A chi tocca accogliere?

La questione oltre che di politica interna sta diventando un tema di relazioni tra i paesi dell’Unione Europea. La richiesta del Governo italiano è stata che fosse Malta, tecnicamente più vicina alla Aquarius ad occuparsi dello sbarco e dell’accoglienza.

“Si conferma l’ennesima indisponibilità di Malta, e dunque dell’Europa, a intervenire e a farsi carico dell’emergenza”, ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sottolineando che “l’Italia si ritrova ad affrontare in totale solitudine l’emergenza immigrazione. Il regolamento di Dublino va radicalmente cambiato”. Dura la replica del premier maltese Muscat, affidate a un Tweet: “Siamo preoccupati per la direzione presa dalle autorità italiane sull’Acquarius, che è in alto mare. Vanno manifestamente contro le leggi internazionali e rischiano di creare una situazione pericolosa per tutti quelli che sono coinvolti”. Ma chi ha ragione? Il Post spiega perché di norma chi viene raccolto in acque libiche viene poi portato in Italia nonostante la maggiore vicinanza di Malta:

Il problema è che Malta – un paese povero che ha una superficie che è un quarto di quella di Roma – è scarsamente attrezzata per occuparsi di uno sbarco di centinaia di migranti e soprattutto delle loro richieste di protezione internazionale. La cosiddetta convenzione di Amburgo del 1979 e altre norme sul soccorso marittimo prevedono inoltre che gli sbarchi debbano avvenire nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. Per questi motivi le ong trasportano in Italia – e solo in Italia – tutte le persone che soccorrono nel tratto di mare fra Libia e Italia.

A questo si può aggiungere una considerazione di ordine pratico circa la capacità di accoglienza dei vari paesi sulla base dell’incidenza sul totale della popolazione. L’Italia essendo il quarto paese europeo per dimensione della popolazione (60 milioni) può accogliere più persone di Malta (429 mila abitanti)

Anche per la stessa legge italiana tuttavia la decisione del Ministro Salvini è di difficile applicazione, visto che chiunque ha il diritto di chiedere protezione, respingerli in mare vuol dire impedire che venga fatta la richiesta stessa, non proprio lineare. Tuttavia è evidente che la decisione del Governo è eminentemente politica e vuole forzare l’Europa a rivedere l’intera disciplina sull’accoglienza di profughi e migranti, proprio mentre il Regolamento di Dublino viene messo in discussione. Le proposte del Governo penta-leghista non dispiacciono nemmeno al resto d’Europa, almeno su alcuni punti:

Piace poi in tutta l’Europa del Nord, a partire dalla Germania, l’insistenza nei piani di governo su procedure «accelerate». È in effetti giusto che la domanda di asilo di una donna con bambini arrivata dalla Siria proceda più in fretta di quello di un giovane uomo in perfetta salute da un Paese in condizioni di pace come il Gambia. Oggi non si fanno queste distinzioni. Tutte queste idee del programma M5S-Lega piacciono in Europa e non è un caso che solo ora Angela Merkel riconosca che l’Italia è stata «lasciata sola», benché proprio la cancelliera fino al 2016 abbia rifiutato di considerare gli sbarchi come un’emergenza europea (Corriere della Sera)

Ed è anche vero – e questo va in supporto tecnico alla scelta di Salvini – che dopo la fine dell’operazione Triton non c’è più obbligo di portare in Italia tutti i profughi:

A febbraio è scaduta la missione Triton, sostituita dall’operazione Themis: la novità principale è il venire meno della clausola che obbligava di fatto qualunque imbarcazione a portare i naufraghi soccorsi in Italia. Con Themis gli interventi di salvataggio potranno trasportare i migranti in un porto greco, libico, spagnolo o proprio a Malta, l’isola che finora ha sempre limitato al massimo gli sbarchi nei suoi porti: in questo modo verrebbe applicata la legge del mare stabilita dalla convenzione di Amburgo in base alla quale i naufraghi debbono essere portati nel porto più vicino al punto di soccorso (Sole 24 Ore)

Del resto che i rapporti tra UE e Italia su questa materia fossero cambiati con il nuovo governo era già diventato chiaro – come dicevamo – con il fallimento del tentativo di compromesso sulla riforma del Trattato di Dublino. A Bruxelles

il fronte Mediterraneo si è frantumato con l’Italia che ha votato no alla proposta insieme all’Ungheria mentre Malta , Cipro e Grecia puntavano a trattare. E proprio in quella occasione il segretario di Stato belga per le migrazioni Theo Francken aveva detto che dal nuovo governo italiano si aspettava «una stretta sulla migrazione: l’Italia inizi a rifiutare i migranti sulle proprie coste» (Il Giornale)

Del resto Malta, oltre alle comunicazioni ufficiali, ha risposto anche tramite un’intervista a The Post Internazionale al ministro Salvini: “Con il ministro dell’Interno siamo molto in linea con la questione migranti. Ma questa volta ha sbagliato: la deve smettere di fare dichiarazioni forti e provocatorie come questa. Non c’entra nulla ora che Malta accolga i 629 migranti soccorsi a bordo di nave Aquarius, pena la chiusura dei porti italiani”, ha detto nell’intervista l’ambasciatrice maltese in Italia, Vanessa Frazier.

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