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Come la gratitudine cambia il tuo cervello

KARTKA Z NAPISEM "THANK YOU"

Shutterstock

AWEBIC - pubblicato il 11/06/18

4. La gratitudine ha effetti duraturi sul cervello

Abbiamo usato risonanze magnetiche funzionali per misurare l’attività cerebrale mentre le persone di ogni gruppo svolgevano un compito per il quale ricevevano regolarmente una piccola quantità di denaro da una persona gentile, chiamata “benefattrice”, che chiedeva solo che passassero il denaro a qualcuno se si sentivano grati.

I nostri partecipanti hanno allora deciso se trasferire il denaro a una causa degna (e di fatto abbiamo donato quel denaro a un’istituzione caritativa locale).

Circa tre mesi dopo l’inizio delle sessioni di psicoterapia, abbiamo preso alcune delle persone che avevano scritto lettere di ringraziamento e le abbiamo paragonate a quelle che non le avevano scritte.

Volevamo sapere se il loro cervello stava processando le informazioni in modo diverso.

Abbiamo scoperto che quando le persone erano più grate donavano più denaro a una causa e presentavano una maggiore sensibilità neurale nella corteccia prefrontale mediale, un’area cerebrale associata all’apprendimento e al decision-making.

Ciò suggerisce che le persone più grate sono anche più attente al modo in cui esprimono la gratitudine.

Volevamo distinguere le donazioni motivate dalla gratitudine da quelle motivate da altre raigoni, come senso di colpa o del dovere.

Per questo, abbiamo chiesto ai partecipanti di valutare quanto si sentivano grati in relazione al benefattore e quanto volevano aiutare ogni causa caritativa, e quanto si sarebbero sentiti in colpa se non avessero effettuato una donazione.

Abbiamo anche distribuito loro dei questionari per misurare quanto erano grati della loro vita in generale.

Abbiamo scoperto che in tutti i partecipanti, quando le persone si sentivano più grate la loro attività cerebrale era diversa da quella collegata al senso di colpa e al desiderio di aiutare una causa.

Più specificatamente, abbiamo scoperto che quando le persone erano più grate donavano più denaro a una causa e presentavano una maggiore sensibilità nella corteccia prefrontale mediale, l’area cerebrale associata appunto all’apprendimento e al decision-making.

L’aspetto più interessante è che quando abbiamo paragonato chi ha scritto lettere di ringraziamento a chi non le ha scritte, chi le ha scritte ha mostrato una maggiore attivazione nella corteccia pre-frontale mediale quando ha provato gratitudine nell’immagine per risonanza magnetica funzionale.

Ciò è sorprendente, perché questo effetto è stato scoperto tre mesi dopo l’inizio della redazione delle lettere. Questo indica che il semplice fatto di esprimere gratitudine può avere effetti duraturi sul cervello.

Questa scoperta suggerisce che la pratica della gratitudine può aiutare ad allenare il cervello perché sia più sensibile all’esperienza di gratitudine, e questo può contribuire a migliorare la salute mentale nel corso del tempo.

Anche se si tratta solo dei primi passi in quella che dovrebbe essere una ricerca più lunga, finora non solo ha suggerito che scrivere lettere di ringraziamento può essere utile alle persone che cercano servizi di consulenza, ma spiega anche cosa c’è dietro i benefici psicologici della gratitudine.

In un momento in cui molti professionisti della salute mentale si sentono sotto pressione, speriamo che questa ricerca possa indicare a loro e ai loro clienti uno strumento efficace e benefico.

Indipendentemente dal fatto che stiate affrontando o meno serie sfide psicologiche, se non avete mai scritto prima d’ora una lettera di ringraziamento vi esortiamo a provarci.

Buona parte del nostro tempo e della nostra energia viene impiegata nella ricerca di cose che attualmente ci mancano. La gratitudine inverte le nostre priorità per aiutarci ad apprezzare le persone che ci circondano e le cose che abbiamo.

Traduzione del testo pubblicato originariamente su Mindful scritto da Joshua Brown e Joel Wong.

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Tags:
cervellogratitudine
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