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Spiritualità
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5 tecniche per pregare con il cuore

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Catholic Link - pubblicato il 08/06/18

di Luisa Restrepo

La preghiera della quale parleremo è più o meno uguale a quella che i Padri orientali hanno definito “preghiera del cuore”, una preghiera che cerca la sua fonte e la sua radice nel profondo del nostro essere, al di là dello spirito, della nostra volontà, degli affetti e delle tecniche. Con la preghiera del cuore cerchiamo Dio stesso o le energie dello Spirito nelle profondità del nostro essere, e lo troviamo invocando il suo nome.

Quando diciamo che l’uomo deve scoprire la preghiera del cuore, stiamo pensando alle energie dello Spirito che abitano nel suo cuore (Rm 8, 9-11) per trasfigurarlo. Il corpo stesso partecipa a questa trasfigurazione nel momento in cui viene rinnovato e trasformato dallo Spirito. La preghiera allora si “disintellettualizza”, si identifica con l’essere fisico e aderisce al ritmo del respiro. Può sembrarci strano, perché come conseguenza della nostra mentalità razionale tendiamo a immaginare lo Spirito Santo come uno Spirito connaturato all’intelligenza, mentre lo Spirito Santo trascende l’intelligenza umana e la sua natura corporea e può santificare e trasformare tutto.

Le riflessioni si basano sul libro di Jean LafranceLa Preghiera del Cuore. Spero vi siano utili!

1. Il pellegrinaggio verso il cuore

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Spesso ci limitiamo a vivere. Non siamo consapevoli di quello che portiamo dentro. Siamo come addormentati e lasciamo sonnecchiare nel nostro cuore le energie dello Spirito. “Nel Vangelo, Cristo non smette di ripetere che bisogna vegliare e pregare, dietro la porta, aspettando il suo ritorno: ‘State pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà’ (Mt 24, 42-44). L’uomo deve imparare ad essere vigilante, ovvero ad aspettare pazientemente in silenzio che il volto amorevole di Dio voglia rivelarsi agli occhi del suo cuore. Pregare diventa allora una lunga attesa, muta e silenziosa, animata da un intenso desiderio di vedere il volto del Padre. Le discipline di questo stato di allerta sono quindi legate al dominio del tempo. Se l’aspirante alla preghiera interiore è impaziente di vedere il volto di Dio, la sua preghiera correrà il pericolo di diventare un movimento in cui cambia continuamente i termini di riferimento. Deve quindi imparare a dominare il tempo e a mettersi alla presenza di Dio, senza cercare di fuggire o di dare a questa presenza un contenuto razionale o emotivo”. È come imparare a sorprendere il cuore in preghiera senza che la ragione prepari il nostro dialogo con Dio.

Tutto questo ha a che vedere con l’aprirci autenticamente alla conversione, che non è una grazia di forza, ma di luce – una luce che non possiamo fabbricare da soli. Dio non ci chiede di fabbricarla, ma di accettarla e di disporci a riceverla aspettandola con desiderio. È la fedeltà di chi veglia aspettando la visita del Maestro, come dicevamo in precedenza. Otterremo la grazia di questa visita nella misura in cui accetteremo il fatto di averne bisogno.

2. Risvegliare il ricordo di Dio

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La conversione è una vera rivoluzione. Si tratta di far sì che il mondo non giri attorno a me, ma attorno a Dio e agli altri. “In questo modo nel movimento di conversione l’uomo trova la sua vera natura, che è essere preghiera. (…) Bisogna tornare a insistere sull’adorazione come movimento spontaneo e costitutivo dell’uomo, perché è l’unico modo di capire che è chiamato alla preghiera continua”. Per questo l’inclinazione del cuore dell’uomo è offrirsi, amare e cercare Dio, in una parola adorare. Per adorare è necessario aver visto il volto di Dio e sentirsene attratti. Per adorare serve più della visione, serve l’amore. Donarci a Dio.

“Anziché offrire un giorno perfetto (cosa significa?), offriamo un giorno tremendo. Che importa, basta che si offra! Dio può fare ciò che vuole del minimo istante della nostra vita se siamo decisi a offrirglielo com’è. Per liberarci da tutti i nostri complessi, la cosa più semplice è offrirli tutti come sono, senza cercare di liberarsene in precedenza. Chi si fa bello prima di presentarsi a Dio sembra che non voglia dargli tutto, ma solo le cose più belle, anche se sono invece le parti brutte che Cristo vuole curare”.

3. La preghiera continua

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“Più si avanza nella vita di preghiera o nella formazione alla preghiera, più si arriva alla convinzione che non ci sia che un’unica parola per chi vuole imparare a pregare: ‘perseverate’”. Questa perseveranza è intimamente legata alla fede e alla fiducia. Spesso preghiamo con perseveranza, ma preghiamo male e non otteniamo nulla. Riponiamo la nostra fiducia non in Dio, ma nei nostri metodi. “Chiunque si metta a pregare dev’essere animato dal desiderio di ricevere il dono della preghiera continua, ovvero il desiderio di pregare rigorosamente tutto il tempo, senza stancarsi mai, come dice il Vangelo. Su questo punto non si può transigere: è il carattere totalmente assoluto del nostro desiderio, e solo questo, che ci autorizza e ci obbliga a non scoraggiarci mai dell’esito mediocre dei nostri sforzi, in particolare quanndo siamo ossessionati da qualche tentazione o trascinati da qualche vortice, più o meno duraturo, che rende impossibile il raccoglimento”.

Per raggiungere la preghiera costante bisogna chiarirsi. La lotta che presuppone la nostra ricerca o la nostra fuga da Dio si situa sul piano intimo dell’intenzione che anima il nostro cuore: o vogliamo che la nostra preghiera trasformi tutto o non vogliamo preparare un “buon posto di preghiera”:

“Su questo punto non si può transigere: o siamo uomini completamente invasi dalla preghiera o ci stiamo preparando un buon posto nella preghiera, riservandoci una piccola parte personale e non capendo nulla dello spirito del Vangelo. Nella mia vita ho incontrato molti uomini amanti della preghiera, che vi consacrano gran parte del loro tempo e sono interessati a tutto ciò che si scrive sul tema, ma devo confessare di aver incontrato ben pochi uomini di preghiera, ovvero esseri in cui non si possa distinguere tra riflessione, azione e preghiera, di modo che si sentano posseduti da questa preghiera che trasfigura tutta la loro vita. Poniamoci in questo senso una domanda: quando abbiamo un dispiacere una tentazione, una prova o una gioia, il nostro primo istinto è pensare di uscirne o ci mettiamo in ginocchio a lodare Dio e a supplicarlo di muovere il nostro spirito e il nostro cuore secondo la sua volontà? Sappiamo trasformare in preghiera le nostre impressioni, le nostre sofferenze e tutta la nostra vita?”

4. La preghiera ininterrotta

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“Quando l’uomo ha acquisito l’abitudine di ricorrere a Dio in tutte le sue cose, per presentargli le sue richieste o benedirlo nell’azione di grazie, entra in uno stato di preghiera continua. Ha liberato il suo cuore e si sorprende vedendo come questa preghiera nasca da dentro di lui senza che se ne renda conto”. In altre parole, è l’unificazione dell’uomo a partire dal cuore in cui risiede l’energia divina. L’uomo illuminato da questa luce dello Spirito vive a partire da un centro, che illumina e irradia tutta la sua persona, i suoi sensi e le sue facoltà. Sembra che qualcosa si elevi dalle profondità del nostro essere. Un’energia intima o una fonte di luce che irradia dal suo stesso fulgore. Più conosco il mio amico, più mi riempio della sua presenza. “Questo stato non si può creare né è necessario desiderarlo, ma si concede per grazia a chi prega con tutto il suo cuore e persevera. L’uomo non è più nella zona cerebrale, ma è con la preghiera nel cuore, nel nome del Signore Gesù che invoca” (Il Pellegrino Russo, p. 62). Chi raggiunge lo stato di preghiera perpetua? L’uomo risvegliato alla vita dello Spirito:

“Chi ripone in Dio la sua fiducia e si libera da ogni preoccupazione non ha più paura di nulla e di nessuno, è un essere libero. Un santo che può continuare ad avere paura degli eventi, perché lo sconcerteranno sempre, ma non avrà paura di Colui che dirige gli eventi, perché sa a chi ha creduto” (2 Tim 1,12).

5. Il vero amore

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Ci ripetono spesso che dovremmo compiere uno sforzo per amare gli altri o per superare un’antipatia, e per questo siamo arrivati a credere che l’amore per il prossimo dipenda dalla nostra buona volontà. È vero, l’amore richiede un’attività da parte nostra, ma dev’essere nella profondità del nostro cuore.

“Con l’amore per il prossimo succede come con la preghiera: finché cerchiamo di far sì che nasca da fuori, con lo sforzo dell’intelligenza o della volontà, falliremo miseramente. Questo amore non è un virtù morale. Prima di amare Dio e i fratelli bisogna vivere la realtà per cui Dio mi ama. Si tratta di un amore ricevuto, è la vita del risorto effusa nel nostro cuore”.

Per concludere vi lascio una bella preghiera di José Luis Martín Descalzo per chiedere a Dio di insegnarci a pregare con il cuore: “Oggi so che la mia vita è un deserto nel quale non nascerà mai un fiore. Cristo giardiniere, ti prego per il deserto del mio cuore. Perché l’amarezza nella mia vita non sia mai più forte dell’amore, metti Signore una fonte di gioia nel deserto del mio cuore. Perché gli insuccessi non facciano mai affogare la mia ansia di seguire sempre la tua voce, metti Signore una fonte di speranza nel deserto del mio cuore. Perché non cerchi mai ricompensa nel tendere la mano o chiedere perdono, metti Signore una fonte di amore puro nel deserto del mio cuore. Perché non cerchi me quando ti cerco e la mia preghiera non sia egoista, metti il tuo Corpo, Signore, e la tua Parola nel deserto del mio cuore. Amen”.

QUI L’ORIGINALE

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