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Vivere con Vittorio Messori, ma tutta per Cristo. Parla la moglie, Rosanna Brichetti

MESSORI BRICHETTI SPOSI
Messori, Brichetti
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Un libro autobiografico che la moglie di Messori scrive seguendo un'ispirazione interiore, tenendo inizialmente nascosto il progetto al marito, per timore che potesse scoraggiarla. Ma non sarebbe stato possibile, riconosce lui, perché stava obbedendo a qualcuno

Intanto il titolo, da dove nasce, cara Rosanna Brichetti Messori? E cosa intendi con esso? Le chiedo.

Rosanna Brichetti: Una fede in due è la versione che mi ha suggerito un amico. L’ho proposta insieme con la mia, che era Un uomo, una donna, una fede. L’editore ha scelto quella dell’amico. Una fede in due significa che è la stessa fede, condivisa e che quella sta alla base del nostro rapporto. Un rapporto che è riuscito ad andare avanti anche nei momenti di difficoltà proprio grazie ad essa.

E la fede, che è la medesima, la vivete anche nello stesso modo?

Rosanna Brichetti: La fede è la stessa ma abbiamo due spiritualità diverse. E questo da una parte è stata una difficoltà perché spesso nei rapporti la tendenza è di fare comunella su tutto, di cercare sintonia e accordo anche nelle espressioni di pensiero. In realtà noi siamo molto diversi e questo all’inizio mi ha molto spaventato. Col passare degli anni mi sono resa conto invece che era una ricchezza.

Perché una ricchezza?

Rosanna Brichetti: Per il fatto che obbligava entrambi ad un maggiore rispetto e una maggiore profondità: per stare davvero in relazione ognuno doveva sforzarsi di capire le prospettive e le ragioni dell’altro. Anche nella professione ci siamo aiutati e affiancati ma con sensibilità diverse: Vittorio, da apologeta quale è (ed è diventato in obbedienza ad una conversione irresistibile sebbene abbia tentato di opporvisi, ndr), concentrato nel lavoro di scoprire, mostrare e difendere le ragioni della fede, io più orientata a sperimentare nella pratica la fede stessa.

Una prospettiva diversa, uno sguardo differente che però conduce allo stesso spettacolo, giusto? Così si coglie anche dalla lettera finale che Vittorio ha scritto per questa tua fatica.

Rosanna Brichetti: Sì, è così. Ho letto tutti i libri di Vittorio prima che li desse alle stampe tranne Ipotesi su Gesù, del 1976 che però ha coinciso con il nostro ritrovarci, e li ho sempre apprezzati molto. Ha una luce di intelletto particolare, come se il Signore l’avesse attrezzato proprio per questa missione che gli ha affidato. I suoi libri mi sono sempre serviti. Allo stesso modo credo che anche il mio percorso interiore gli sia servito.

Questa dinamica si coglie nel libro: vi si vede battervi su fronti diversi ma per lo stesso Re e a difesa e propagazione dello stesso Regno, mai contro qualcuno. Devo confessarti che la lettera di Vittorio alla fine del libro sono andata a leggermela quasi subito. Non sono stata l’unica vero? Vorrei spoilerare ai lettori qualche dettaglio, posso?

Vittorio Messori, per il quale non credo di essere l’unica a nutrire insieme a tanta gratitudine anche una certa soggezione, è un uomo che mostra con dolcezza commovente il proprio amore per la moglie, per te. Anche se lui dice che è il poco che è riuscito a rimediare (sic!). Venendo a te “quasi a mani nude” ricorda la scintilla che si accese (e qui non potete che sembrare Dante e Beatrice, quando la sua donna per la prima volta gli appare) la prima volta che ti incrociò ad Assisi: anche quel capitolo, signori miei, che bellezza. La sua Brikki. La chiama così, affettuosamente, con due k: è un particolare che, uscito dall’autore eccelso che ha offerto a milioni di anime il suo Ipotesi su Gesù e decine di altri libri, mi ha colpito e riempito di allegria. Di te, Rosanna, ricorda la figura alta e snella, il corpo attraente “ma castamente estraneo ad ogni trivialità”. Laconici fidanzati e mariti non del tutto estranei ad una certa trivialità, prendete nota (Una fede in due, p. 216).

Di quell’incontro, l’uomo che scelto per fare la prima intervista ad un pontefice, ha incisi in modo indelebile i primi istanti. Lui che dice di non ricordare solitamente quasi nulla, che non trattiene i dettagli privati – come quasi tutti gli uomini che conosco – si ricorda della tua prima apparizione e confessa di avere temuto a lungo di essere stato solo lui il trafitto.

Quella scintilla non si è mai più spenta: ha dato vita ad un fuoco che ci ha illuminati e guidati sin qui. Di quella tenacia non mi sono mai pentito, ho sempre pensato che il nostro incontro fosse un dono fattomi dalla Divina Provvidenza. Mai ho pensato, anche nei momenti più difficili, che un’altra donna potesse sostituirti. E tu, dal canto tuo, dici le stesse cose con un ben maggior numero di parole rispetto alle mie. Ma, te lo dicevo: per me, parlano le cose, parlano 20 anni di rincorsa sulle tue orme e altrettanti di matrimonio.

p. 216

Vittorio dichiara di averti seguita, rincorsa. Sei tu che dai il passo? Eppure dici che ti sei volontariamente sacrificata, per la sua carriera (mi scappa inappropriata questa parola…)

Rosanna Brichetti: Non davanti alla carriera (interviene tempestiva e ferma, ndr), ma davanti alla sua missione. Questo io l’ho sempre capito. Perché questa è la gerarchia giusta dei valori. Un uomo chiamato ad una missione così… cosa mi ci metto io di mezzo? Non si può proprio fare diversamente, altrimenti ti si guasta la gioia interiore, perdi la pace. La gioia nasce da un rapporto vissuto con Dio in pienezza. “Chi ama il marito o la moglie più di Me non è degno di Me”. Non che queste cose le abbia capite in un giorno, intendiamoci. Anche io mi lamentavo e facevo i miei pianti ma piano piano ho capito che dovevo stare in questa strada. Io non sono mai stata davvero infelice neanche nei momenti più duri della nostra complicata storia. Ero uscita felice da quella cripta del santuario del mio paese dove avevo ritrovata la fede. E da allora non ho mai perso davvero la pace e la felicità; certo ho avuto dolori e incertezze, però quel Gesù che avevo incontrato e il Suo amore non lo ho mai più lasciato perché niente avrebbe potuto sostituirlo. Quando sono andata a Torino per vivere accanto a Vittorio, amavo l’uomo e la sua fede, non il successo che avrebbe potuto avere. Vittorio che ha lavorato tanto. Ha avuto anche i suoi nemici, ha ricevuto persino ripetute minacce di morte. Io però davvero posso testimoniare come Gesù l’abbia preso e come anche lui abbia sempre perseguito il tentativo di far conoscere la verità. Fregandosene di soldi, potere e gloria; quest’ultima è arrivata ma senza che mai la ricercasse. E anzi, l’ha vissuta sempre con un certo fastidio. Io fin dall’inizio quando ho visto l’enorme successo di Ipotesi su Gesù, il libro che sembrava tutti stessero aspettando, mi sono spaventata e ho iniziato a pregare che non ci travolgesse. (È uscito nel 1976 e ha venduto 1,5 milioni di copie solo in italiano; ha avuto più di 30 traduzioni. Giovanni Paolo II, quando era ancora arcivescovo a Cracovia, non riuscendo a stamparlo come libro per via della censura, lo fece uscire a puntate sul settimanale diocesano, ndr). La cosa che gli importa sopra ogni altra è Gesù Cristo. Se io avessi interferito cercando di allontanarlo credo che alla fine mi avrebbe odiata. E anche lui non ha mai fatto violenza sulla mia coscienza, per la castità nella quale siamo vissuti per quasi vent’anni, ad esempio. E alla fine, credo che la buona volontà con cui abbiamo vissuto questo aspetto della nostra vita insieme si sia tradotta in luce che ha illuminato il nostro cammino.

FC/CPP/CIRIC
Vittorio MESSORI, slnd.

Sì, perché voi ad un certo punto avete iniziato a vivere come fratello e sorella, in un’attesa incerta dell’esito del processo per riconoscere la nullità del precedente vincolo matrimoniale contratto da Vittorio. Nella castità, lo dici anche nel libro, è la donna soprattutto che fa.

Rosanna Brichetti: Sì penso che sia proprio così. Nella via ardua della castità credo che l’atteggiamento della donna abbia una grande importanza.  Andando avanti nel cammino, ho scoperto sempre di più la mia femminilità e in questo l’incontro con Maria mi ha aiutata molto. Noi donne dobbiamo scoprire sempre più il femminile, la nostra identità, dobbiamo lavorarci sopra. Io ero acerba. Ho poco a poco messo a fuoco le potenzialità della femminilità. Maria è il prototipo del rapporto con il divino. Ciascuna di noi può essere Eva o Maria. Se siamo Eva usiamo il potenziale per sedurre, per allontanare dal divino, se siamo a imitazione di Maria accogliamo il mondo e ci facciamo tramite col divino. Come Maria è stata ed è. Noi abbiamo una sorta di marcia in più. Dobbiamo avere coscienza di questo potere e non abusarne.

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