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Vi siete mai chiesti come sia l’eternità?

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Sant’Antonio Maria Claret lo faceva fin da bambino

“Tra i ricordi della mia infanzia, uno è rimasto inciso come fuoco dentro di me. Avevo cinque anni, e a quell’età dormivo poco, non so perché. So solo che trascorrevo ore e ore con gli occhi fissi sul soffitto, pensando all’eternità.

Immaginavo distanze enormi che si susseguivano l’una all’altra: sempre, sempre, sempre… Ah, non ha fine, pensavo. Sempre, sempre! E ascoltavo l’orologio sulla parete: tic-tac, tic-tac. È così, ho capito: tic-tac, senza mai fermarsi!

E mi veniva un’altra idea: e le persone che non si salvano? Non vedranno mai Dio in Cielo? E l’orologio della sala mi rispondeva: tic-tac, tic-tac… Mi provocava dispiacere, perché sono compassionevole per natura. Mi veniva voglia di piangere.

Sono così. Non sopporto di sapere che qualcuno soffre la fame senza dargli un pezzo di pane. Non sopporto di sapere che qualcuno soffre senza che mi venga una voglia sfrenata di alleviare la sua situazione. Sono così. Esito a spendere per me quando penso che ci sono tante persone bisognose.

E mi sorprendevo a pensare: se tante sofferenze fisiche mi colpiscono così, che dire delle sofferenze eterne di coloro che vivono nel peccato mortale? Come posso riposare vedendo che si pecca con tanta facilità, e che le persone così si incamminano verso la morte? Devo correre e gridare ovunque.

Se vedessi qualcuno cadere in un pozzo o in un falò, non inizierei a gridare per salvarlo dalla morte? Perché allora non fare lo stesso per liberare tanta gente dal cadere nel fuoco dell’inferno? Erano queste le cose che mi venivano in mente.

E poi un nuovo stimolo si è aggiunto a questo: pensare che il peccato è anche un’offesa provocata a Dio, mio Padre. Questa idea mi spezza il cuore. Mio Dio! Mio buon Padre!”

Fonte: Autobiografia di Sant’Antonio Maria Claret

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