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Selfie davanti alla tragedia. Scandaloso, sì, ma in che senso?

SELFIE TRAIN
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Accade a Piacenza, un giovane si è scattato una foto mentre alle sue spalle giaceva a terra una donna ferita. Ma chi dei due è davvero in pericolo di vita?

«Selfie, selfie delle mie brame, chi è il più cliccato del reame?».

Non diceva così la favola originale, ovviamente, ma raccontava già la nostra storia. Era una regina a pronunciare davanti allo specchio la richiesta assillante di essere al centro degli sguardi di tutti, la più bella.
Era una regina, appunto. Quanto la sanno lunga queste vecchie favole!

Avere un reame, esserne a capo, dominarlo, esercitare il potere, nutrirsi di vanagloria, sterminare chi – come la povera Biancaneve – potrebbe rubare la scena. Perché la brama più grande di una regina meschina, o di un re, è starsene sola al centro dell’inquadratura, essere la sola figura a fuoco in un regno di comparse insignificanti. La brama di una regina è un selfie.

È anche la sua condanna.

REGINA, SPECCHIO, INVERNO
Shutterstock

La nostra condanna è stata immortalata in uno scatto che da ieri sta facendo il giro di Tv e  giornali, ma riguarda un fatto del 26 maggio: siamo a Piacenza, in stazione.

Una donna canadese è riversa a terra, dopo essere stata investita da un treno (questo incidente le è costato l’amputazione di una gamba); attorno a lei alcuni soccorritori e di lato, sulla banchina, un ragazzo tutto vestito di bianco che si scatta un selfie di fronte alla scena, facendo con le mani il segno di vittoria. Non è dato sapere quale espressione producesse davanti a favore del suo smartphone (sorride? mima gli sguardi attoniti da film horror?).

Si sono moltiplicati commenti di disappunto, e anche provvedimenti legali a carico del giovane.

Tutto giusto, cioè condivisibile: è un fatto che suscita indignazione, amarezza, un filo di rabbia persino. Per non scatenare tutte le cattiverie viscerali di cui sono capacissima, faccio un passo indietro.

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