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La Chiesa ha bisogno di 8 cose. I “comandamenti” di Paolo VI

© Giancarlo Giuliani / CPP/ CIRIC
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I consigli (dispensati 50 anni fa, ma così attuali) per essere dei buoni Pastori

6) Più coraggio

«L’avvenire reclama uno sforzo, un’audacia, un sacrificio, che mettono nella Chiesa un’ansia profonda», avverte Paolo VI. In momento come questi «entra in noi, come un’onda soverchiante, l’inquietudine caratteristica del nostro tempo, e specialmente di questi Paesi, tesi verso il loro sviluppo completo, e agitati dalla coscienza dei loro squilibri economici, sociali, politici e morali».

I Pastori della Chiesa non devono farsi trascinare da questa inquietudine, «ma far propria l’ansia dei popoli in questa fase della storia della civiltà; ed anch’essi, le guide, i maestri, i profeti della fede e della grazia, avvertono l’instabilità, che tutti ci minaccia».

7) Forti nella fede

«Il mare del mondo in cui viviamo, tutti lo vedono, è sempre in tempesta (..) e la barca di Pietro galleggia sulle onde della storia, sicura, sì, ma scossa dentro e fuori da paurose perturbazioni», ribadisce Montini.

«In adempimento del nostro mandato – sottolinea rivolgendosi a tutti i fedeli – noi desideriamo tanto di più mantenere e rassodare con voi la comunione che tutti, fratelli e figli carissimi, qui presenti e sparsi sulla terra, ci unisce a Cristo; e due cose ora raccomandiamo: con San Pietro, di essere “forti nella fede”; e con noi, col Vangelo, d’essere nel mondo».

8) Pescatori di uomini

Essere “pescatori di uomini”: il fine più importante della Chiesa. Come di diventa “pescatori di uomini”?. Ecco la ricetta di Paolo VI: «avvicinarli, conoscerne i costumi ed i bisogni, saperli aspettare, sapersi adattare alla loro mobilità, avere l’arte di attrarli, il cuore capace di amarli, la sapienza di convincerli».

«Ecco l’ufficio apostolico, ecco l’esercizio d’un ministero paziente, ecco la prospettiva di un’estensione universale della predicazione evangelica, ecco la tacita promessa di Cristo, che la temeraria impresa di convertire a lui il mondo potrà avere, non per abilità umana, e nonostante l’ostinata resistenza degli uomini, ma per divina virtù, un insperato esito felice».

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