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La Chiesa ha bisogno di 8 cose. I “comandamenti” di Paolo VI

© Giancarlo Giuliani / CPP/ CIRIC
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I consigli (dispensati 50 anni fa, ma così attuali) per essere dei buoni Pastori

3) Spirito di servizio per il mondo attuale

Da un lato, secondo il Papa,  «si approfondisce per la Chiesa lo sforzo di meglio comprendere il disegno divino, cui siamo partecipi e impegnati: la nostra vocazione cristiana, la nostra missione apostolica, il nostro destino finale».

Dall’altro «si accelera la nostra sollecitudine per rincorrere il mondo circostante e sfuggente, a cui dobbiamo la nostra comprensione, il nostro interesse, la nostra cura, il nostro conforto, in una parola il nostro servizio». La barca di Pietro, d’altro canto, naviga in un mare agitato; tutto si muove, tutto è problema.

4) Mai perdere carisma e missione

Un’istituzione storica, come la Chiesa, ragione Montini, «investita d’una missione indispensabile di salvezza, come la Chiesa, non può non avere un quadro immenso davanti a sé».

«Libera da interessi temporali, che la tengano vincolata a forme storiche particolari; lanciata nel tempo e nella società, come fermento concreto di vita – di dottrina, di costume, di sensibilità, di scienza dei valori umani – e nel tempo stesso cosciente di possedere un carisma di immortalità e una missione trascendente il livello dell’ordine naturale – la Chiesa naviga su l’oceano dell’umanità».

Navigare, significa che la Chiesa «sperimenta simultaneamente il duplice fenomeno del fluttuare e galleggiare; cioè partecipa a tutte le vicende del mondo in cui si trova, ne gode i vantaggi, ne subisce gli squilibri e gli urti; ma insieme ella rimane al di sopra delle onde delle umane vicende, in un certo superiore distacco, che corrisponde ad una finalità sua propria, sempre rivolta com’è ad un porto, ad un “regno, che non è di questo mondo” (Giovanni 18,36)».

5) Far crescere la fiducia

In questo contesto non bisogna mai perdere la speranza «che deve orientare la vita della Chiesa e di ogni fedele cristiano, verso il regno di Dio. Dapprima e soprattutto il regno di Dio!».

La speranza temporale, e quella cristiana e religiosa, «possono anche non opporsi, ma sommarsi nell’attesa e nella ricerca di alcuni fini superiori, per sé terreni, ma coordinati dalla carità al fine supremo della vita cristiana, come sono, ad esempio, quelli di dare un senso vero alla esistenza dell’uomo, di vincere la fame nel mondo, di instaurare la giustizia, la fratellanza, la pace fra gli uomini, di promuovere l’unificazione ordinata e pacifica dell’umanità e così via; e ciò deve accrescere la fiducia nei cuori di tutti».

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