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La Chiesa ha bisogno di 8 cose. I “comandamenti” di Paolo VI

© Giancarlo Giuliani / CPP/ CIRIC
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I consigli (dispensati 50 anni fa, ma così attuali) per essere dei buoni Pastori

La Chiesa è come una nave che fluttua in un mare pieno di ostacoli. Allora bisogna avere condottieri forti e saldi, che sappiano indirizzarla anche nelle tempeste che deve affrontare.

Paolo VI profetizzava la missione della chiesa moderna negli anni del Concilio. E i suoi scritti inediti sono stati raccolti e pubblicati da Padre Leonardo Sapienza, reggente della Casa Pontificia, nel suo libro “La barca di Paolo”, Edizioni San Paolo.

Ci sono 8 cose, secondo Papa Montini, che una Chiesa al passo con i tempi deve saper intercettare e far proprie.

1) Riconoscere le tempeste e saper galleggiare

«La nostra navigazione – dice Paolo VI – per è impegnata nel ricorrente duplice problema: del conservare il prezioso e intangibile carico del suo patrimonio religioso, e dell’incedere nel mare tempestoso di questo mondo: galleggiare e navigare è il compito simultaneo della Chiesa romana, che nel duplice simbolo della pietra e della nave esprime splendidamente la dialettica dei suoi doveri e dei suoi destini».

«Ora – ammette il Papa – chi non sa che il mare della nostra storia presente è gonfio di venti e di tempeste? Che il nostro secolo è in piena e pericolosa trasformazione?».

2) Essere dinamici

Paolo VI lancia poi un doppio messaggio ai “condottieri della barca”, cioè ai pastori della Chiesa. «Appartenere alla Chiesa – evidenzia – non è cosa da poco, è un fatto decisivo nella vita, è un principio da cui derivano molte conseguenze, prima delle quali l’impegno della fedeltà, la responsabilità del dono ricevuto della fede e della grazia, il dovere e l’energia di corrispondere all’elezione divina».

«La seconda conclusione è l’impulso allo sviluppo, alla crescita, alla perfezione. La fortuna di essere nella Chiesa, la nave della salvezza, non ci autorizza alla pigrizia di chi crede d’essere ormai dispensato dalla ricerca e dal progresso sulle vie di Cristo».

La vita cristiana, quindi, «non è statica, ma dinamica. La fedeltà alla Chiesa non ci immobilizza, ma ci sprona ad una continua elaborazione interiore, per crescere nella fede, nella speranza e nella carità, e ad una continua attività esteriore in ogni sorta di opere buone».

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