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Per essere liberi bisogna avere un padrone, che è un Padre

VIGNA, PADRE, FIGLIA

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 04/06/18

Siamo operai nella vigna, non l'abbiamo costruita noi; eppure Qualcuno si è fidato di noi al punto di lasciarci custodire la sua opera

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.
A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna.
Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.
Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti.
Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!
Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra.
E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri.
Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo;
dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»?
Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono. (Mc 12,1-12)

La parabola dei vignaioli che Gesù racconta nel Vangelo di oggi è tutta spiegata innanzitutto nel suo incipit: “Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano”. Piantare, recintare, scavare, costruire, dare, sono tutti verbi che riguardano il Padrone della vigna. Il grosso lo ha fatto lui.

Chi si mette a lavorare non ha piantato, non ha recintato, non ha scavato, non ha costruito, non ha dato, ma ha solo coltivato. In pratica la vita, simboleggiata da questa vigna, non ce la siamo dati da soli, non l’abbiamo fatta noi, non l’abbiamo voluta per primi, non l’abbiamo resa possibile, ma l’abbiamo solo ricevuta, come un dono, come una consegna. E seppur questo Padrone se ne va lontano e la lascia in mano a noi, lo fa con due grossi motivi: fidarsi, e tornare. Solo uno che si fida di te può lasciare le cose in mano a te. Ma solo uno che ti vuole davvero bene alla fine torna affinché tu non rimanga incastrato nelle logiche della vigna, ma ti ricordi che non devi caricarti del peso del Padrone, ma solo dell’onere di chi collabora.

Eppure l’arrivo del servo inviato del Padrone che chiede conto della vigna è visto come una minaccia. Percepiamo sempre come una minaccia chi ci costringe a dover fare i conti con ciò che abbiamo fatto, che siamo stati, che abbiamo ottenuto. Ci si convince che la libertà è non dover rendere conto a nessuno. Ma la libertà è rimanere se stessi. E poter rimanere se stessi significa ricordarci che possiamo diventare anche le persone più grandi del mondo, ma non siamo i Padroni di questa vita e che alla fine dovremmo riconsegnare, rendere conto di ciò che ci è stato affidato. Giocare troppo a fare i Padroni ha come rischio quello di farci incattivire fino al punto da uccidere “il figlio del Padrone”: “Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Vogliamo far fuori Cristo dalla storia pensando così di diventarne i padroni, ma questa è la menzogna preferita del diavolo.

#dalvangelodioggi

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