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Seminaristi e sessualità deviata: rileggiamo le sagge parole di Giovanni Paolo II

POPE
J. DAVID AKE / AFP
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Papa Francesco ha recentemente rinnovato l’invito a non far entrare nei seminari persone con “omosessualità radicata”. Ma c’era un documento del 1992 che suonava già come un avvertimento

In quel documento si legge: «Poiché il carisma del celibato, anche quando è autentico e provato, lascia intatte le inclinazioni dell’affettività e le pulsioni dell’istinto, i candidati al sacerdozio hanno bisogno di una maturità affettiva capace di prudenza, di rinuncia a tutto ciò che può insidiarla, di vigilanza sul corpo e sullo spirito, di stima e di rispetto nelle relazioni interpersonali con uomini e donne. Un aiuto prezioso può essere dato da un’adeguata educazione alla vera amicizia, ad immagine dei vincoli di fraterno affetto che Cristo stesso ha vissuto nella sua esistenza».

Libertà ed egoismi

Papa Wojtyla inoltre affermava: «La maturità umana, e quella affettiva in particolare, esigono una formazione limpida e forte ad una libertà che si configura come obbedienza convinta e cordiale alla “veritàˮ del proprio essere, al “significatoˮ del proprio esistere, ossia al “dono sincero di séˮ quale via e fondamentale contenuto dell’autentica realizzazione di sé».

«Così intesa – sottolinea Giovanni Paolo II – la libertà esige che la persona sia veramente padrona di sé stessa, decisa a combattere e a superare le diverse forme di egoismo e di individualismo che insidiano la vita di ciascuno, pronta ad aprirsi agli altri, generosa nella dedizione e nel servizio al prossimo».

“Gravi squilibri”

Wikipedia

Si deve, infatti, registrare, avvertiva il papa, «una situazione sociale e culturale diffusa “che “banalizza” in larga parte la sessualità umana, perché la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico”. Spesso le stesse situazioni familiari, dalle quali provengono le vocazioni sacerdotali, presentano al riguardo non poche carenze e talvolta anche gravi squilibri».

Educazione alla sessualità

In un simile contesto, concludeva Wojtyla, «si fa più difficile, ma diventa più urgente, un’educazione alla sessualità che sia veramente e pienamente personale e che, pertanto, faccia posto alla stima e all’amore per la castità, quale “virtù che sviluppa l’autentica maturità della persona e la rende capace di rispettare e di promuovere il significato sponsale del corpo“».

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