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“La vita è una danza!”, la clip dei ragazzi speciali che fa impazzire i social (VIDEO)

VIDEO VITA UNA DANZA

Youtube

Paola Belletti - pubblicato il 30/05/18

Fanno parte dell'oratorio Giovanni Paolo II di Olivarella e si esibiscono sulle note di una cover del tormentone de Lo Stato sociale. Per alzare la propria voce, senza urla, e dire che chi è più debole ha la stessa dignità di tutti e ha parecchio da insegnarci

«Mi chiami diverso o handicappato…», «…La mia condizione ne sono sicuro ti porta a pensare un futuro oscuro». Queste ed altre espressioni in rima riempiono la cover del brano Una vita in vacanza de Lo stato sociale passato dal Festival di Sanremo di quest’anno e ora a tutti gli effetti tormentone di stagione. Ci troviamo sul set della clip La vita è una danza all’Oratorio Giovanni Paolo II di Olivarella, in provincia di Messina.

Il video è stato pubblicato su Youtube il 25 aprile scorso e sta raccogliendo centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni tra canale video e pagina Facebook di Saverio Mancuso, che compare anche tra i titoli di coda come regista e autore dei testi. Un video ben fatto, con tanto di ciak iniziale, regia, montaggio, studio di registrazione, immagini di backstage. C’è la coreografia, semplice ma curata: ci sono pure le comparse che rappresentano “gli altri”, quelli che sbeffeggiano, rifiutano e ridacchiando escludono.

Ma quando capirai che la vita è una danza, si salta e si balla? Io non sto chiuso in stanza ma qui all’oratorio adesso si canta! Io non sono diverso, non mi sento più perso e ‘e d’amore mi riempio i polmoni!(…) Sono così: che ci posso fare? Predisponi il cuore ad amare. T’insegno io a realizzare che la vita è una danza…

Sono infatti i ragazzi “lì all’oratorio” che si incaricano di insegnare agli altri, a quelli belli e laureati, che appunto la vita è una danza e «se non lo capite siete ciechi, siete fuori». Non è così vero che nessuno è normale; la normalità, di un’umanità profondamente ferita, certo, esiste e la malattia e la disabilità pure. Ma quello che dicono, cantano, danzano questi ragazzi è che la vita, la loro come quella di tutti, anche i provvisoriamente sani, è fatta di gioia e dolore, di amore, appartenenza e legami.




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Hanno un compito davvero decisivo ed epocale i piccoli, in ogni tempo, ma ora forse di più: alfabetizzare una società che rischia di smarrire il frasario elementare dell’umano perché non sa più con evidenza assoluta che l’uomo è prezioso, la persona intoccabile, il suo valore non monetizzabile.

Hanno ragione da vendere, anzi no, da regalare lì all’Oratorio Giovanni Paolo II (il Papa sportivo, affascinate, grande comunicatore ma anche il Papa con il carisma della sofferenza, quella misteriosa offerta che unita a Cristo salva il mondo): ognuno di noi è un dono, ogni persona un bene, ogni vita una melodia da cantare e danzare. Questo vale per chi ha abilità normali e per chi ne è privato. Ognuno ha un lavoro da fare per rispondere insieme ai bisogni degli altri. Tra i commenti zeppi di cuoricini, commozione e qualche scontato “siamo noi i diversi” uno mi ha colpito particolarmente:

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Spesso è proprio così: dove la vita ci mortifica siamo costretti a vedere l’essenziale. Veniamo atterrati, un poco umiliati ma per diventare più grandi, costretti ad andare al cuore della vita.




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Buona estate ragazzi!

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