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Mauro Biglino e l’Annunciazione: stavolta vedrete chi è che falsa i testi

© Musée eucharistique du Hiéron
"L’Annonciation" de Jean Martin, 1935, huile sur toile, donation au Musée eucharistique du Hiéron. © Musée eucharistique du Hiéron
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L'angelologia è una branca della letteratura biblica e parabiblica (prima che teologica) relativamente recente e molto instabile nella sua storia: il terreno ideale per chi si proponga il dissennato esercizio di confondere i propri lettori. Era il 1971 quando Fabrizio De André cantava di un arcangelo che seduceva Maria: non era il primo e non sarebbe stato l'ultimo. Cattivo gusto e un velo di ignoranza, certo: ma almeno ci aveva risparmiato gli alieni.

Voglio chiudere con un balzo in avanti e uno all’indietro, nelle pagine del libro: il primo dovrebbe far sorridere, il secondo potrebbe spegnere ogni sorriso (e magari accendere la consapevolezza finale). Nelle schede grigie a conclusione dei paragrafi Biglino insinua che, a somiglianza del don Giovanni mozartiano, quel mandrillone extraterrestre di “un Gavriel” sarebbe arrivato a Maria dopo aver già ingravidato la vecchia sterile Elisabetta (anche quello un nome teoforico! L’alieno è andato con l’aliena?).

Tra la vicenda di Miriam e di Elisabetta si riscontrano molte concordanze.

Gabriele è l’attore e il motore delle vicende: è colui che porta l’annuncio.

Miriam e Zaccaria sono turbati al suo arrivo.

Entrambi vengono avvertiti del fatto che il “concepimento” sarà speciale.

Entrambi si sentono fare la promessa di avere un figlio che svolgerà una missione importante.

  • Quale compito ha svolto Gabriele nelle due vicende?
  • Si è limitato ad annunciare?
  • Se teniamo conto di quanto scritto nei testi apocrifi, possiamo ipotizzare che il suo “intervento” sia stato molto più concreto?

E dopo questa staffetta di insinuazioni e di fallacie, da bravo giocatore delle tre carte, Biglino pronunzia il fatidico “fate il vostro gioco, signori”:

Impossibile saperlo con certezza, ma conoscendo la facilità con cui gli Elohim intervenivano presso le donne delle famiglie che a loro interessavano, non possiamo escludere del tutto l’ipotesi che questo “Ghever-di-un-El, Gavriel” abbia fatto di più che portare una semplice informazione.

Ivi, 151

Ritira svelto la mano, il Nostro, ma il sasso è ancora fermo in volo: dunque “questi Gavriel” sono degli assatanati sessuali e fanno complimenti alle vergini “piacenti”… ma vanno con le vecchie? E il lettore è così stordito da tante assurde chiacchiere da non rendersi neanche conto che – pur procedendo il capitolo primo del Vangelo di Luca per stretta associazione delle vicende di Giovanni e di Gesù – Gabriele non ha alcun contatto con Elisabetta. Anzi, il testo precisa che il computo dei sei più tre (dunque nove) mesi della gestazione di Giovanni comincia da quando Zaccaria, una volta terminato l’ufficio liturgico, se ne torna a casa dall’anziana coniuge.

Ma il segno è stato già passato: Biglino può dire qualunque assurdità ai suoi seguaci, tanto è l’imbonimento cui li sottopone. Vorrei però mostrare una pagina (questa la inserisco in fotografia altrimenti non sarei creduto) che mostra una “formidabile” nota attribuita al già ricordato Luigi Moraldi.

Mauro Biglino, Antico e Nuovo Testamento, libri senza Dio, p. 142

Incredibile: un vero conoscitore dei testi giudeo-cristiani antichi dice le medesime cose di Biglino! …O forse no? Di solito do per buone le citazioni della letteratura secondaria: sia perché tra studiosi seri si fa così (e già questo doveva mettermi in guardia) sia perché è impossibile controllare tutto (e nella fattispecie il fatto che Biglino non indichi le pagine dei libri a cui si riferisce non aiuta – ma per amore della verità facciamo anche qualche straordinario…). Ebbene, questa è la nota del testo “citato” e attribuito a Moraldi. Ho controllato il testo su tre versioni del libro, compresa quella del 1986 citata da Biglino. A stento un nono del testo attribuito al grande filologo è veramente suo. E a questo punto non posso credere a un errore di formattazione, come se fosse stato l’editor della Uno Editori a lasciare per sbaglio il paragrafo rientrato. No: come si vede il caporale « è stato inserito prima della parola “Qualche” (e comunque la nota non cominciava così) ed è stato chiuso con » solo dopo l’espressione “poco di buono”, cioè dopo otto buoni righi di parole di Mauro Biglino spacciate per una nota di Luigi Moraldi. Questa è l’onestà intellettuale con cui si trattano i testi moderni sul tavolo delle tre carte di Biglino. Figuratevi quanto potete stare tranquilli con quelli antichi!

Luigi Moraldi (a cura di), Apocrifi del Nuovo Testamento, 141

Ecco, guardatelo bene: così lavora Mauro Biglino.

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