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Il Governo inglese accetta il diritto dei lavoratori di indossare una croce sul posto di lavoro

NADIA EWEIDA
CARL COURT - AFP
British Airways employee Nadia Eweida holds her crucifix as she poses for a picture in central London on January 15, 2013, after the European Court of Human Rights ruled that she suffered discrimination at work over wearing a cross. Eweida, a 60-year-old coptic Christian, took the airline to the European court after British courts upheld BA's decision to ban her from wearing a crucifix. AFP PHOTO / CARL COURT / AFP PHOTO / CARL COURT
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La nuova regolamentazione dirà testualmente: “I datori di lavoro dovrebbero essere flessibili e non stabilire codici di abbigliamento che proibiscano simboli religiosi che non interferiscono con il lavoro di un impiegato”

Dodici anni dopo che il caso di Nadia Eweida ha richiamato l’attenzione mondiale per il fatto di essere stata licenziata dalla compagnia aerea British Airways perché portava al collo una croce che si era rifiutata di coprire con la sua uniforme, il Ministro per l’Uguaglianza del Regno Unito, Victoria Atkin, ha annunciato che pubblicherà una nuova norma governativa che ammetterà il diritto dei lavoratori di indossare simboli religiosi che non interferiscano con il loro lavoro.

L’annuncio è giunto provvidenzialmente il 13 maggio, quando la Chiesa cattolica commemorava la festa di Nostra Signora di Fatima. Secondo quanto ha reso noto il National Catholic Register, la regolamentazione direbbe testualmente: “I datori di lavoro dovrebbero essere flessibili e non stabilire codici di abbigliamento che proibiscano simboli religiosi che non interferiscono con il lavoro di un impiegato”.

Anche se sembra una materia semplice e secondo la realtà di molti Paesi una questione di buonsenso, la Eweida ha perso in Inghilterra la battaglia giuridica che ha intrapreso all’epoca contro la compagnia aerea. Nel 2008 un tribunale ha infatti respinto la sua denuncia per discriminazione religiosa, e la sentenza è stata ribadita dalla Corte d’Appello nel 2010. La Corte Suprema del Regno Unito non ha voluto studiare il caso, e solo la Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo ha deciso a suo favore nel gennaio 2013. Sono serviti cinque anni perché il suo caso permettesse un cambio normativo in Inghilterra.

“La croce della signora Eweida era discreta e non avrebbe potuto apportare danno alla sua professionalità”, ha stabilito la Corte Europea. “Non c’erano prove del fatto che indossare altri indumenti religiosi previamente autorizzati come turbanti e hijab avesse avuto alcun impatto negativo sulla marca o l’immagine della British Airways”. La sentenza del tribunale europeo ha riconosciuto 2.000 euro di risarcimento alla Eweida e costi legali per 30.000.

Il caso di Nadia Eweida è stato finanziato attraverso la ONG Alliance Defending Freedom International, che ha sottolineato il successo davanti alla Corte Europea attraverso il suo consulente legale, Paul Coleman: “È davvero un fatto storico, visto che è la prima volta che il Regno Unito perde una causa di libertà religiosa davanti a una Corte Europea dei Diritti Umani. Siamo lieti che la Corte abbia riconosciuto che gli impiegati non devono essere discriminati sulla base della loro fede cristiana”.

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