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Francesco Borgomeo, l’imprenditore che studia San Tommaso

FRANCESCO BORGOMEO

Public Domain

Credere - pubblicato il 26/05/18

Guida con successo una grande azienda di ceramiche che ha rilanciato dopo una lunga “traversata nel deserto”: «Devo dire grazie ai miei studi in filosofia e alla formazione dai Gesuiti»

di Igor Traboni

Un enorme piazzale invaso da sampietrini e piastrelle con i tir pronti per le spedizioni in tutta Europa, tre capannoni giganteschi con altrettanti forni da oltre 1.000 gradi, nastri che trasportano la produzione a ciclo continuo: nessun rumore infernale e neanche polveri o fumi, ma l’atmosfera della grande industria la si respira comunque. Allora, quando entri nell’ufficio di Francesco Borgomeo ti aspetti qualcosa che richiami il suo essere imprenditore in questo settore, magari il classico casco giallo da cantiere. E invece no: vari libri di cultura umanistica, compreso quello sul rapporto tra cattolici e politica scritto proprio da Borgomeo (Un progetto cattolico per la politica, con Massimo Crosti), alle pareti delle bellissime Madonne realizzate con la ceramica che esce da questi forni industriali e, proprio di fronte alla scrivania di quello che è uno dei più affermati manager europei, il diploma di laurea in Filosofia alla Gregoriana di Roma.

Siamo nella zona industriale di Anagni, la città dei Papi in provincia di Frosinone, e qui ha sede la Saxa Gres, ex stabilimento Ceramiche Marazzi che Borgomeo ha rilevato, facendone un gioiello dell’economia circolare: da materiale di recupero, in particolare dalle ceneri dei termovalorizzatori per l’immondizia, alla piastrella, in un circolo virtuoso in cui la ceramica acquista nuova vita. Una intrapresa che Borgomeo ha deciso di raddoppiare rilevando la Ideal Standard di Roccasecca, qualche chilometro più in giù sempre seguendo le tre corsie della Roma-Napoli, quando la nota azienda di sanitari in ceramica era ormai avviata alla chiusura con il licenziamento di 300 lavoratori. Una storia di successo imprenditoriale, come direbbero su certi rotocalchi. Ma allora, quella laurea in Filosofia che ci fa?

PENSARE DIVERSAMENTE
«È sempre stata la mia passione», risponde Borgomeo con una luce negli occhi più esplicativa di mille risposte. «Non solo ne sono stato sempre affascinato, ma ho sempre ritenuto importante tutto ciò che è conoscenza, anche interiore. E quel tipo di studi poi mi è servito per il mio lavoro e continuamente vi faccio ricorso: la riflessione, l’analisi, l’approfondimento, incontrare l’altro in tutti i suoi aspetti, compresi i dipendenti. Io oggi lavoro molto nei processi di riconversione industriale e qui si tratta di vedere delle cose che vanno oltre, delle situazioni che non esistono e che pure ci sono. Anche nel nostro ambiente c’è bisogno di una sorta di pensiero laterale, ampliando la visione di quello che abbiamo davanti. Ecco, questa capacità di lettura deriva dall’essere figlio della filosofia, da quegli anni alla Gregoriana. E la ricchezza, non solo negli studi, che mi hanno trasmesso i Gesuiti è stata grande. Io poi sono cresciuto in un ambiente gesuitico, da mio zio padre Pasquale Borgomeo (a lungo direttore di Radio Vaticana, ndr) a un cugino di mia madre, religioso a Napoli. I miei studi preferiti? Aristotele e la Scolastica».

Ecco, siamo a Tommaso d’Aquino, nativo proprio di quella Roccasecca dove si trova la fabbrica della Ideal Standard.

«L’ho trovata una felice combinazione. O forse una continuazione di quello in cui credo e che ho cercato di spiegare prima. Non a caso, Saxa in latino significa “pietra” e io ho sempre pensato alla pietra angolare che, scartata dai costruttori, è divenuta testata d’angolo. Mi piace molto questo concetto applicato al mio di economia circolare, di materie ed energia da riutilizzare. Con la massima attenzione all’ambiente, come peraltro ci chiede papa Francesco».

ATTRAVERSARE IL DESERTO
Durante la chiacchierata, entrano ed escono dipendenti e collaboratori e il rapporto è sempre cordiale, mai verticistico: «Se si è in grado di valorizzare le persone, allora anche la qualità di un’azienda ne risente in positivo. I progetti si fanno con le persone, si fanno insieme, solo così si esce dalla crisi. Io ci metto la componente del rischio, ma insieme mettiamo sacrifici e una coscienza a posto, che deriva dal fare le cose per bene. Quando ho rilevato la Marazzi, ai dipendenti ho offerto un’immagine biblica che pure mi sta molto a cuore, quella della traversata nel deserto. Però subito dopo ho promesso loro che saremmo arrivati al mare. E ci siamo riusciti proprio perché ci siamo sostenuti a vicenda e continuiamo a farlo. Mi è sempre piaciuto pensare alle mie aziende come a una cucina a vista: tutti devono sapere cosa si prepara. Questa per me è partecipazione vera».

E qui Borgomeo introduce un altro aspetto cui tiene molto, quello del bene comune: «Dedicarsi anche così al bene comune a me sembra anche fare politica nel senso alto del termine. Rivitalizzare aree come questa della Ciociaria, abbandonata da tempo dopo i fasti degli anni Sessanta e Settanta, rilanciare attività industriali, che non vanno demonizzate se fatte per bene, significa anche trasferire benessere al territorio, dare una speranza ai giovani. Oggi vedo un po’ di miopia nella politica, che guarda troppo al breve, che non dà il giusto peso al rilancio del manifatturiero. L’industria come cerchiamo di farla con le nostre aziende porta sviluppo e arricchimento vero. Che è il contrario dell’arricchimento selvaggio, che non lascia niente, che ha un rapporto maledetto con il denaro. Ai giovani, come pure ai miei figli Luca e Giorgio che per ora studiano all’università, dico spesso che possiamo farcela, ma che dobbiamo impegnarci in un percorso ben definito. L’Italia veniva dalla Seconda guerra mondiale, era devastata, eppure ne siamo usciti. Tanto più oggi possiamo farcela».

RISCOPRIRE IL SACRIFICIO
E tanto più da cristiani… «Uno dei concetti che più mi sono cari è quello del sacrificio. E per noi cristiani, se vogliamo, è anche semplice riconoscersi nel sacrificio. Alla luce della mia esperienza, posso dire che fare sacrifici cristianamente non è una cosa brutta, negativa, perché anche così si costruiscono storie importanti. È attraverso il sudore e l’impegno che passa la valorizzazione dei talenti, altra parabola che sento molto mia».

Uscire dalla crisi? «Sì, secondo me si può», conclude Borgomeo. «Le opportunità sono tante. Basti pensare come, dai rifiuti che noi trattiamo, escono dei prodotti con un grande mercato e un enorme rispetto del creato», conclude Borgomeo, pronto all’altra traversata nel deserto per il rilancio dell’ex Ideal Standard: «Ma noi abbiamo già la bussola per attraversare anche quel deserto. E poi c’è san Tommaso d’Aquino che ci protegge».

Articolo tratto da “Credere”

Tags:
imprenditori cristianisan tommaso d'aquino
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