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«Toglimi tutto, ma dammi le anime» così Federica e Marco hanno cresciuto 5 figli e costruito una scuola libera

SCUOLA LIBERA CHESTERTON
Federica Graci
La famiglia di Federica Graci e Marco Sermarini
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Chesterton, Don Bosco, il Beato Piergiorgio Frassati hanno ispirato questa famiglia di San Benedetto del Tronto a fare cose grandi con gioia, con fatica, nel quotidiano

Sono felicissima dei figli che ho; quando mi dicono: «Perché tutti questi figli?», io rispondo che li ho ardentemente voluti tutti e ringrazio Dio tutti i giorni, anche più volte al giorno e nonostante la fatica.

Parliamo un po’ di questa fatica?

FEDERICA: I primi tre figli sono nati molto vicini e ci hanno richiesto un impegno grandissimo. Mi sono resa conto che, affinché il nostro matrimonio stesse in piedi, i figli non dovevano assorbire tutto di noi; era necessario uno spazio nostro, anche solo uno sguardo tra marito e moglie. È stato difficilissimo: figli che non dormono la notte, il lavoro durante il giorno, un ritmo di vita che ti può uccidere. Bisogna custodire il rapporto col proprio compagno; ricordo che noi chiedevamo agli amici di tenerci i figli, anche solo per fare il giro dell’isolato in cinque minuti e scambiarci due parole.

MARCO: Anche adesso, quando raccontiamo ai figli ormai grandi, di quei momenti in cui eravamo presi da malattie frequenti e notti insonni, non mi viene mai da pensare che quel tempo fosse tempo sottratto alla vita. Oggi le coppie fanno fatica perché spesso sono sole, non hanno amicizie solide che li accompagnino nella condivisone del senso della vita.
FEDERICA: Un’altra cosa da dire è che noi li abbiamo sempre coinvolti nelle attività che facevamo, non ci toglievamo la possibilità di fare cose solo perché avevamo dei bimbi piccoli. Eravamo impegnati in un dopo scuola che nel frattempo avevamo creato e nella Compagnia dei Tipi Loschi, nata anche questa nello stesso periodo: loro sono abituati a partecipare.
MARCO: Sono parte della nostra vita fin dall’inizio.

Gli amici e la famiglia vanno dunque di pari passo, cosa mi racconti della nascita della Compagnia dei Tipi Loschi e poi dell’idea di mettere in piedi una scuola libera?

La Compagnia è nata 25 anni fa e noi non avevamo mai pensato di fondare nulla. Voglio sottolineare che il fondatore è mio marito: lui è quello che ha le idee geniali, io sono più attiva nella parte pratica. Per ridere siamo soliti dire che, come i carabinieri, noi dobbiamo girare in coppia.
È stato il vescovo in carica in quel periodo a convocare personalmente me e Marco e a dirci che avevamo un carisma coi giovani da coltivare. Ci destinò un posto che era in decadenza, ma bellissimo.

Così, insieme ai ragazzi che hanno voluto seguirci, e che conoscevamo dalla nostra precedente esperienza scout, tutto è cominciato: abbiamo fondato la Compagnia dei Tipi Loschi sulle orme di Pier Giorgio Frassati perché questo ragazzo giovane aveva un gruppo di amici che chiamava così. Abbiamo come patrono Don Bosco e il coraggiosissimo Francesco Saverio, siamo ben corazzati.
Da questa condivisione coi giovani è scaturita l’idea di fare un doposcuola, per gli studenti in difficoltà, e visto che nel tempo l’iniziativa ha preso piede, abbiamo fondato l’associazione Capitani Coraggiosi, di cui fa parte anche una società sportiva che, copiando Don Camillo, abbiamo chiamato Gagliarda.

Eravate così poco impegnati che avete avuto anche la bella idea di mettere su una scuola, giusto?

FEDERICA: Tutto è cominciato quando Pier Giorgio doveva fare le medie e non sapevamo dove mandarlo. Avevamo chiesto alle suore che gestivano una scuola elementare di fare anche le medie; nonostante le nostre pesanti insistenze, loro non avevano forze sufficienti per il progetto. Mio marito allora se ne uscì: «Se non la fanno loro, la facciamo noi».

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