Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Perché noi cristiani dobbiamo sopportare le ingiustizie senza reagire?

EGOIZM W MAŁŻEŃSTWIE
Shutterstock
Condividi

Non si tratta di soccombere nei confronti di chi ci fa del male. Ma di imparare a guarire interiormente. E replicare nel modo giusto. Vediamo in che modo

Perché noi cristiani dobbiamo sopportare le ingiustizie? Perché dobbiamo evitare di affrontare i problemi soffrendo tutto passivamente? Non diventiamo degli inetti se, quando siamo in difficoltà, stiamo semplicemente a guardare?

La risposta è negativa e il perché ce lo spiega Franz Jalics, autore di “Esercizi di contemplazione” (Ancora editrice).

La via della guarigione

Alex Kosev / Shutterstock

Ammettiamo che qualcuno, in una discussione, mi abbia ingiustamente ferito con le sue affermazioni. Come reagisco? Ho due opzioni.

Posso restituire il colpo ferendolo a mia volta, oppure far finta di niente e reprimere tutto, dicendomi che in realtà non mi ha ferito. In nessuno dei due casi è avvenuta una guarigione. Restituire il colpo è una reazione verso l’esterno che non arreca nessun tipo di redenzione; al contrario, può darsi che chi sta parlando con me reagisca a sua volta ancor più violentemente.

Nel secondo caso ingoio l’offesa, che però si ferma come una pietra sullo stomaco. Niente è redento, perché sia reprimendo, sia restituendo il colpo si cerca di evitare il dolore e si rimane nell’ambito del fare, dell’azione.

Lasciarsi toccare dalla ferita

Allora come avviene una vera guarigione? Qual è la strategia più giusta rispetto a ciò che mi sta accadendo? La cosa migliore da fare è lasciarci toccare dalla ferita. Così cominciamo a soffrire il dolore. Non è né un fare, né un pensare. È solo un soffrire col quale ha inizio la nostra guarigione interiore per il colpo subito.

Se non c’è urgenza di rispondere

Se non c’è urgenza di rispondere all’altro, non reagisco. Ho bisogno di tempo per permettere alla ferita di diventare una cicatrice. A seconda della serietà della ferita, ci dormo sopra un po’ di volte. Quando la ferita non fa più male vuol dire che si è trasformata in cicatrice. Ha lasciato il suo segno, ma ha perso ora il suo carattere minaccioso.

Così posso rivolgermi di nuovo all’esterno, tornare da quella persona per parlare con lei della ferita che mi ha procurato. Potrò anche comportarmi energicamente, però non reagirò più con odio. Il dolore è passato, permettendomi di incontrarla con più amore.

Se c’è urgenza di rispondere

Ammettiamo, invece, che io non possa dormirci sopra, a motivo delle circostanze che richiedono una reazione immediata.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.