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Ci sono 3 cose nella Chiesa italiana che preoccupano il Papa

POPE FRANCIS
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Francesco le ha spiegate ai vescovi riuniti in assemblea

Sono tre i compiti affidati da Papa Francesco ai vescovi italiani, nel discorso di apertura della 71ª Assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano.

Tre compiti, espressione di altrettante preoccupazioni che scuotono il Papa. Vediamo quali sono.

1) Missionari dove c’è crisi di vocazioni

«La prima cosa che mi preoccupa – ha detto Papa Francesco – è la crisi delle vocazioni». «Vi propongo – ha aggiunto – una più concreta e generosa condivisione fidei donum tra le diocesi italiane, che certamente arricchirebbe tutte le diocesi che donano e quelle che ricevono, rafforzando nei cuori del clero e dei fedeli il sensus ecclesiae e il sensus fidei».

Per fidei donum si intende che i sacerdoti vengono inviati a realizzare un servizio temporaneo (6-15 anni, normalmente) di missione, con una convenzione che viene stipulata fra il Vescovo che invia il presbitero e quello che lo accoglie.

L’uso di questa espressione nasce dal titolo dell’omonima enciclica di Pio XII (21 Aprile 1957), scritta per invitare la Chiesa occidentale all’impegno missionario.

2) Trasparenza nella gestione del denaro

Seconda preoccupazione: povertà evangelica e trasparenza. «Per me – ha detto Papa Francesco – la povertà è “madre” ed è “muro” della vita apostolica. È madre perché la fa nascere, e muro perché la protegge. Senza povertà non c’è zelo apostolico, non c’è vita di servizio agli altri… È una preoccupazione che riguarda il denaro e la trasparenza».

Ed ha concluso: «Sono consapevole – questo voglio dirlo – e riconoscente che nella CEI si è fatto molto negli ultimi anni soprattutto, sulla via della povertà e della trasparenza. Un bel lavoro di trasparenza. Ma si deve fare ancora un po’ di più su alcune cose…, ma poi ne parlerò».

3) Riduzione delle diocesi

«E la terza preoccupazione è la riduzione e accorpamento delle diocesi» – ha detto Papa Francesco dicendosi consapevole che «non è facile».

«Stiamo parlando – ha detto, dopo aver ricordato che se ne parla dai tempi di Papa Paolo VI – di un argomento datato e attuale, trascinato per troppo tempo, e credo sia giunta l’ora di concluderlo al più presto. È facile farlo, è facile… Forse ci sono un caso o due che non si possono fare adesso per quello che ho detto prima – perché è una terra abbandonata – ma si può fare qualcosa» (La Voce.it, 22 maggio).

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