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Caro Buffon, ispirati a Maria Angelica Ramos: a 92 anni allena i ragazzi di strada per conto di Dio (VIDEO)

Maria Angelica Ramos
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Il calcio è nostalgia del Paradiso, ci ricordò Benedetto XVI; non sempre i campioni di serie A lo dimostrano, ma ci pensa lei che per le strade di Lima ha ispirato ed educato più di mille giovani. E non molla

Due grandi star nostrane hanno dato l’addio al calcio giocato, Gigi Buffon e Andrea Pirlo. Poco tempo fa fu la volta del capitano Francesco Totti. Ciascuno di loro è stato salutato con grandi feste, plateali applausi, commozione popolare.
D’altra parte è lo sport nazionale, quello che quest’anno ci vede esclusi dai Mondiali. Sarà un bagno di umiltà. Probabilmente per questi grandi campioni è un bagno di umiltà anche il congedo dal campo di gioco. Com’è sentirsi venerati quasi come divinità? Com’è uscire dal palcoscenico mediatico?
Immagino sia croce e delizia.

GIGI BUFFON, CALCIO, PORTIERE
Shutterstock

È un’ovvietà dire che il mondo del calcio in Italia è uno specchio deformante, un calderone di soldi, affari, violenza, vanità, botta e risposta, ostentazione; tanto che rimanemmo tutti stupiti quando quel gigante di osservazione e profondità che è l’emerito Benedetto XVI tirò fuori uno sguardo divino sul gioco del pallone. Davvero il calcio può essere simbolo del Paradiso? Ah, ecco perché ci piace.

Vale la pena rispolverare anche solo un passaggio di quel discorso pronunciato nel 1978 e ritornato in auge quando Ratzinger salì sul soglio pontificio:

Perché è questo che s’intende in ultima analisi con il gioco: un’azione completamente libera, senza scopo e senza costrizione, che al tempo stesso impegna e occupa tutte le forze dell’uomo. In questo senso il gioco sarebbe una sorta di tentato ritorno al paradiso: l’evasione dalla serietà schiavizzante della vita quotidiana e della necessità di guadagnarsi il pane, per vivere la libera serietà di ciò che non è obbligatorio e perciò è bello. Così il gioco va oltre la vita quotidiana. […]. A me sembra che il fascino del calcio stia essenzialmente nel fatto che esso collega questi due aspetti in una forma molto convincente. Costringe l’uomo a imporsi una disciplina in modo da ottenere con l’allenamento, la padronanza di sé; con la padronanza, la superiorità e con la superiorità, la libertà.
Inoltre gli insegna soprattutto un disciplinato affiatamento: in quanto gioco di squadra costringe all’inserimento del singolo nella squadra. Unisce i giocatori con un obiettivo comune. (Cercate le cose di lassù, Paoline, 1986)

Sì, tutto ciò è lontano mille miglia da ciò che vediamo ogni domenica in TV, eppure è l’origine del gioco. E proprio lontano ben più di mille miglia da qui c’è una anziana signora che pare essere rimasta fedele a questo sguardo sportivo originario, i cui cardini sono: libertà, affiatamento, obiettivo comune.
A Lima, in Perù, tutti conoscono «la Vieja»: è Maria Angelica Ramos, classe 1925, di professione allenatrice di calcio dei ragazzi del quartiere. Non è una professione vera e propria, perché non è retribuita né è stata assoldata da nessuno; non è una professione perché è qualcosa di più: una missione.

A 92 anni la signora Ramos ha allenato più di mille ragazzi, senza avere titoli o qualifiche particolari se non una passione folgorante nata vedendo giocare Pelé. Non è mai un’idea astratta quella che ci muove a fare cose grandi, l’intuizione s’incarna sempre in qualcosa di particolare. Ci sia da esempio.

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