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Dal mistero al miracolo: l’ultimo pensiero di Dino Buzzati fu per Santa Rita

DINO BUZZATI
Public Domain
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Scrisse storie intrise di incubi e fantastico, da giornalista seguì i casi più violenti di cronaca nera e poi, da ultimo, mise tutto questo "impossibile" umano in mano a Santa Rita, parlando dei suoi miracoli

Racconta Lorenzo Viganò:

Alle quattro e venti del pomeriggio, nella stanza 201 della clinica Madonnina, dove era entrato all’inizio di dicembre, Dino Buzzati si spegne. Aveva 66 anni. Alla mattina di quell’ultimo giorno, dopo aver chiesto alla giovane moglie Almerina di fargli la barba perché la morte lo trovasse in ordine, aveva detto: «È strano, non arriverò a sera, eppure se il direttore mi chiedesse un articolo glielo farei» (da Corriere.it) .

Chissà poi che grande storia ha incontrato, una volta chiusi gli occhi sulla sua finestra terrena. L’ultima opera su cui aveva speso energie e creatività lo aveva portato a guardare l’esistenza da un pertugio strano, quello che dal mistero si apre al miracolo. A Santa Rita è dedicata l’ultima raccolta di disegni e racconti a cui Buzzati lavorò: è un testo in cui, come da sua cifra stilistica, la realtà incontra la fantasia e tutto parte da casa sua.

Ho scoperto l’esistenza di questo suo libro, I miracoli di Val Morel, in modo ironico, su una guida alpina intitolata 101 cose da fare sulle Dolomiti almeno una volta nella vita, in cui si suggerisce di percorrere la via crucis di Buzzati alla ricerca di Santa Rita. Il Sentiero di Buzzati esiste e lo metterò senz’altro tra le esperienze da vivere: originario di Belluno, viveva affacciato sui monti e sui boschi.

Ne I miracoli di Val Morel immaginò di incontrare un personaggio straordinario di nome Toni della Santa, quasi un angelo, che gli consegna un quaderno zeppo di racconti di pellegrini che hanno chiesto e ricevuto una grazia a Santa Rita presso un fantomatico santuario della Valmorel. Sulla scorta di quest’incontro, il narratore si mette alla ricerca del santuario insieme ai nipoti, ma non lo trova e non trova più nessuna traccia di Toni della Santa, nessuno lo conosce. Sembra che sia tutta una fantasia, eppure il quaderno con i disegni degli ex voto è nelle sue mani.

A partire da questa cornice suggestiva, la raccolta propone una serie di storie e di disegni dedicati a Santa Rita: miracoli apocrifi, popolati da balene volanti, serpentoni dei mari, gatti vulcanici, robot, marziani; miracoli «impossibili» e fantastici, che l’immaginazione di Buzzati colloca tra il 1500 e la prima metà del 1900 soprattutto nelle zone del Bellunese.

Non c’è da stupirsi che questa Santa, invocata appunto per i casi impossibili, abbia suscitato l’interesse di uno scrittore innamorato di misteri stranissimi eppure umanissimi.

Forse, tra questi racconti, quello che resta quasi come un giudizio profetico sul nostro tempo ha per protagonista il signor Angelo Dal Pont afflitto dalle formiche mentali, cioè da paranoie assurde che tormentano il suo cervello con domande inquietanti tipo:

«Lo sai che non esisti? E, se esisti, esisti male?»

Solo Santa Rita guarirà il signor Dal Pont dalla sua afflizione e, guarito, egli ritornerà a fare il suo mestiere di tipografo: «accudendo serenamente al lavoro, alla famiglia e al culto di Dio».
Non c’è miracolo più grande di questo: poter tornare sani e salvi da un incubo, amare con serenità l’opera quotidiana.

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