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Come cambia il collegio cardinalizio dopo le 14 nuove nomine di Francesco

GIANCARLO GIULIANI/CPP
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Risale l’Europa e la Curia, sempre meno le sedi tradizionalmente cardinalizie, più periferia e più attenzione ai poveri

Il Papa ha annunciato durante la festa di Pentecoste di ieri la creazione di 14 nuovi cardinali, 11 dei quali hanno meno di 80 anni e dunque sono elettori in caso di un Conclave.

«Sono lieto di annunciare che il 29 giugno – ha detto Francesco – terrò un concistoro per la nomina di 14 nuovi cardinali. La loro provenienza esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento dei nuovi cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo».

Vatican Insider li elenca brevemente:

Questi i nomi dei nuovi porporati, che riceveranno la berretta rossa dalle mani di Francesco durante il concistoro che sarà celebrato il prossimo 29 giugno. Luis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq; Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, Vicario di Roma; Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato; Konrad Krajewski, polacco, Elemosiniere pontificio; Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan; Antonio dos Santos Marto, portoghese, vescovo di Leiria-Fatima; Pedro Ricardo Barreto Jimeno, gesuita, arcivescovo di Huancayo, in Perù; Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar; Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila; Thomas Aquino Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka, in Giappone.

Insieme a loro ci sono tre ultraottantenni che, ha detto il Pontefice, «si sono distinti per il loro servizio a la Chiesa»: Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito messicano; Toribio Ticona Porco, prelato emerito di Corocoro, in Bolivia; padre Aquilino Bocos Merino, dei missionari clarettiani, l’unico non vescovo tra le nomine annunciate oggi (La Stampa 20 maggio).

Una chiesa sempre più “periferica

Anche questa nuova infornata di porpore cardinalizie premia la periferia rispetto ai centri tradizionali della cattolicità e soprattutto stabilisce quel filo rosso che contraddistingue il pontificato di Francesco: stare con i più umili e sofferenti, far sentire quelle chiese piccole o particolarmente vessate come centrali, da qui l’elevazione cardinalizia a persone come il patriarca caldeo Sako (Iraq) o come Coutts per il Pakistan, due chiese in cui i martiri sono la regola. Ma ci sono anche le periferie esistenziali delle nostre città. In questo senso la nomina Konrad Krajewski è stata per certi versi inaspettata ma non sorprendente. Egli rappresenta la mano del Papa tra i poveri della sua diocesi, Roma. A fianco dei poveri o di chi subisce ingiustizie come il neo cardinale peruviano Pedro Barreto, nel 2012 era stato minacciato di morte dopo la pubblicazione di una lettera in cui chiedeva di fermare le attività estrattive nella regione amazzonica o l’italiano Petrocchi per una sede – l’Aquila – tradizionalmente non cardinalizia, ma che è evidentemente un “dono” alle popolazioni colpite dal sisma.

Una chiesa sempre più “francescana”

D’altro canto con questo giro di nomine il Sacro Collegio appare sempre di più come una creatura bergogliana. Come dice Maria Antonietta Calabrò sull’HuffPost:

l numero dei cardinali elettori in un eventuale futuro Conclave nominati da Francesco, dal 29 giugno prossimo, data della creazione (così si dice) dei nuovi porporati, supererà infatti di ben undici unità quelli nominati dal suo predecessore, Benedetto XVI.

Francesco non si è attenuto alla “regola” del 120 elettori, non si è fermato a reintegrare coloro che hanno superato quest’anno gli ottanta anni di età, facendo scendere al 18 maggio, il collegio cardinalizio a 115, ma ne ha aggiunti altri sei (20 maggio).

Francesco in qualche misura prepara la sua successione, come del resto fanno tutti i pontefici. Questa dunque la nuova composizione del collegio che il 29 giugno prossimo, quando materialmente avverranno le nomine,  passerà composto da 115 a 125 votanti in caso di conclave (in giugno il cardinale Amato compirà ottantant’anni).

Di questi 59 sono stati nominati dall’attuale Pontefice, il gruppo più consistente (47 sono quelli creati di Papa Ratzinger, 19 da Giovanni Paolo II). I porporati elettori provenienti dall’Europa passano infine da 47 a 53 (recuperando un po’ ma con sempre meno sedi tradizionalmente cardinalizie); quelli dell’America del Nord rimangono 17; quelli dell’America Centrale rimangano 5, quelli dell’America del Sud da 12 a 13; quelli dell’Africa da 15 a 16; quelli dell’Asia da 14 a 17; infine quelli dell’Oceania rimangono 4.

Per la prima volta il gesuita Papa Francesco ha designato due cardinali del suo stesso ordine (Ladaria e Barreto). Al momento tra gli elettori non c’è nessun figlio di Sant’Ignazio. A fine giugno saranno così 23 i cardinali elettori appartenenti a istituti religiosi. Oltre ai gesuiti i consacrati con più di un porporato elettore saranno salesiani (4), i domenicani e gli spiritani (2 ciascuno).

Con il nuovo Concistoro risale (appena un po’) il peso la Curia romana, con tre nomine (Ladaria, Becciu e Krajewski). I cardinali curiali quindi saliranno a 29 (erano 27 nel 2005 e ben 40 nel 2013, sempre su 115) (Avvenire)

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