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«Noi non molliamo la presa su nostro figlio!»: parla la madre di Vincent Lambert

© CITIZENSIDE/CLAUDE TRUONG-NGOC / AFP
FRANCE-COURT-HEALTH-EUTHANASIA-EUROPE-RIGHTS FRANCE, Strasbourg : Viviane Lambert (R) looks on prior to the hearing in the case of her son, Vincent, a quadriplegic man who is currently on artificial life support in a hospital in Reims, at the European Court of Human Rights in the eastern French city of the Strasbourg on June 5, 2015. Europe's rights court upheld the decision of a French court to allow a man in a vegetative state to be taken off life support, in a ruling that could become a benchmark on the continent. The court ruled that a decision to stop intravenously feeding Vincent Lambert, who was left severely brain damaged and quadriplegic as a result of a 2008 road accident, did not violate European rights laws. - CITIZENSIDE/CLAUDE TRUONG-NGOC
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«Vengo a Roma domani per testimoniare che non molliamo»; «Vincent non è in fin di vita, e se avesse cure adeguate potrebbe fare molti progressi». Alla vigilia della Marcia per la Vita, dove la signora Lambert è invitata a parlare, l'abbiamo raggiunta e intervistata per Aleteia.

La notizia della partecipazione di Viviane Lambert all’edizione italiana della Marcia per la Vita, che si terrà domani a Roma, ci ha riempiti di gioia. È stato Papa Francesco a sottolineare in una dimensione di mainstream globale la rilevanza del suo caso. Caso emblematico culturalmente e politicamente, come quello di Alfie Evans: un rischio costante di certo attivismo prolife è proprio quello di confondere i casi umani con i casi etici e politici – e la ricaduta filosofica di tale impostazione aberrante è nientemeno che la confusione tra fini e mezzi, ove le persone prendono il secondo posto e le “cause” prendono il primo.

Abbiamo raggiunto la signora Lambert mentre faceva le valigie per Roma e le abbiamo posto alcune domande. Eccole di seguito.

G. M.: Buongiorno, signora Lambert. Posso domandarle quali sono le sue aspettative circa la Marcia di domani? Viene “solo” per una testimonianza, ci sono anche ragioni politiche o speranze religiose?

V. L.: La mia venuta è motivata dalla necessità di testimoniare e di mostrare che non molliamo la presa su Vincent. Mio figlio è vivo e io rifiuto che lo si faccia morire.

G. M.: Come lei sa, più volte Papa Francesco ha attirato l’attenzione sul caso di suo figlio, e l’ha fatto accostandolo a quello di Alfie Evans. Secondo lei perché?

V. L.: Credo che i due “casi” abbiano commosso il Papa e che entrambi siano emblematici in ciascuno dei nostri Paesi. Comunque mi preme ricordare che Vincent non ha respirazione assistita, è solo nutrito e idratato via sondino.

VIVIANE LAMBERT
BERTRAND GUAY / AFP

G. M.: Eugénie Bastié ha detto che il punto di svolta della vicenda giudiziaria di Vincent sarebbe stato l’intervento pubblico dei 70 medici e paramedici…

V. L.: È vero che la mobilitazione dei medici specialisti dei pazienti iporelazionali come Vincent è stata molto importante. L’hanno detto loro: Vincent non è in fin di vita e dovrebbe ricevere delle cure adatte al suo stato.

G. M.: E comunque c’è l’incredibile resistenza di suo figlio a fronte dell’accanita volontà di morte scatenata contro di lui. Lei che ha visto tutto e che tutto ha sentito, cosa può dirci in merito?

V. L.: Vincent ha resistito 31 giorni privo di nutrizione, e questo prova la sua voglia di vivere. Certamente noi siamo presenti al suo fianco.

G. M.: E cosa può dirci riguardo alla consultazione medica che secondo la sentenza del giudice deve essere svolta in questo mese?

V. L.: La consultazione avrà luogo in una sola giornata, il 26 maggio. Vi riponiamo molte speranze.

G. M.: Ho visto una foto dell’ultima udienza del processo, quella in cui il ricorso di voi genitori è stato accolto… pare che ci fosse pochissima gente. Come giudica la presenza e l’operato dei media attorno a voi?

V. L.: Nulla di strano, che all’udienza ci fosse poca gente. Quanto ai media, non è mai semplice spiegare loro lo stato di salute reale di Vincent, ma sono anche un megafono, per noi, e hanno anche fatto giungere l’eco della mia lettera al Presidente francese, nonché della già ricordata mobilitazione di più di settanta medici.

G. M.: Ecco, torniamo ai settanta medici: quegli specialisti hanno dichiarato che con pazienti iporelazionali c’è sempre un modo per qualche forma di comunicazione, se ci si dà la pazienza di cercarlo. La sua esperienza conferma questa sentenza medica?

V. L.: Certo! Vincent dorme e si sveglia, osserva, reagisce alla voce. Chiaramente dipende dai giorni e dal suo stato di fatica, ma se fosse rieducato e se potesse beneficiare di cure più adatte, sicuramente potrebbe comunicare di più.

La ringraziamo di cuore, Signora Lambert, e le auguriamo buon viaggio e buona permanenza a Roma.

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