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“E se fossi malato?” “Ti sposo comunque, perché Dio ha un progetto grande per noi”

MATRIMONIO, SPOSI, CORSA
Shutterstock
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La bellezza di due persone chiamate insieme a costruire il Suo Regno inizia lì dove un cuore si abbandona a Lui

I mesi seguenti sono segnati dal ritorno continuo a questa posizione di abbandono. La preghiera, la confessione, la fedeltà degli amici più stretti sono le vie per rimettersi davanti a Dio, che chiama e chiede la nostra vita per farne qualcosa di grande. Io seguo il loro cammino sentendomi parte di esso, e riscopro intanto uno degli aspetti più belli della vocazione sacerdotale: condividere il destino di chi Dio ci affida. Questo è infatti il contenuto della mia preghiera, in quei mesi così “sospesi”: “Signore, che la malattia non ci sia, perché risplenda la tua gloria. E se la tua gloria deve passare attraverso la malattia, dona a loro e a me la fede per portare ciò che Tu chiedi”.

Arriva il giorno in cui devono ritirare l’esito dell’esame. In loro c’è paura e ansia ma prevale la pace dell’abbandono. Io li accompagno da lontano, seduto sul treno. Sto tornando a Roma e recito il rosario.
Poi la chiamata e la notizia, semplice: la malattia non c’è. Lui non dice molto altro, la gratitudine riempie di silenzio. Poi, lentamente, emerge il frutto più bello del cammino fatto nei mesi precedenti: il desiderio di continuare ad abbandonarsi, disponibili a ciò che Dio chiederà, il desiderio di continuare ad appoggiare il matrimonio sulla fedeltà di Dio, che compie ciò che inizia, secondo strade misteriose.
Io sono grato per la possibilità di servire la vocazione matrimoniale, perché risplenda nel mondo la sua bellezza. La bellezza di due persone chiamate insieme a costruire il Suo Regno, che inizia lì dove un cuore si abbandona a Lui.

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