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Le monache nei monasteri possono usare Internet? La Santa Sede risponde

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Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 16/05/18

Il Papa autorizza nuove disposizioni per la vita contemplativa femminile: “Separazione dal mondo” reale, spirituale e non solo simbolica

La Santa Sede dà indicazioni per evitare il rumore dei mezzi di comunicazione nei monasteri femminili. Le Regole di Sant’Agostino e San Benedetto sono universali in questi monasteri, ma i tempi cambiano per via dei progressi della tecnologia e dell’informazione digitale, e questi aspetti possono toccare la vita di 37.970 donne consacrate nel mondo (secondo dati del Vaticano) che vivono una tradizione di silenzio e preghiera secolare giunta fino ai giorni nostri.

In questo contesto, il 15 maggio il Vaticano ha pubblicato il documento Cor orans, un’Istruzione sulla vita contemplativa femminile della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Il Pontefice autorizza nuove disposizioni in cui si sottolinea “l’intenso e fecondo cammino” della vita contemplativa femminile considerando “le mutate condizioni socio-culturali”, senza menzionare i rischi specifici dell’era di Internet e degli smartphone.

Un’attenzione speciale è dedicata alla separazione dal mondo e al mantenimento del silenzio nei monasteri. Nel terzo capitolo si spiega la nozione e la rilevanza della vita contemplativa, che non deve perdere la sua essenza.


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Il testo indica che l’obiettivo è la “salvaguardia del raccoglimento e del silenzio”, perché si può “svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole”.

La vita contemplativa è di grande importanza per il fatto di essere uno “spazio necessario di ascolto e di ruminatio della Parola e presupposto per uno sguardo di fede che colga la presenza di Dio nella storia personale e in quella delle sorelle […] e nelle vicende del mondo”.

In un mondo che cambia, dunque, i nuovi mezzi “devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione, affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna in fraternità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione”.

“L’uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, ad utilità comune, secondo le disposizioni del Capitolo conventuale contenute nel progetto comunitario di vita”, aggiunge il testo.

Il documento esorta le monache ad avere “la doverosa informazione sulla Chiesa e sul mondo, non con la molteplicità delle notizie, ma sapendo coglierne l’essenziale alla luce di Dio, per portarle nella preghiera in sintonia con il cuore di Cristo”.




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Con questa Istruzione, il dicastero vaticano vuole “confermare l’alto apprezzamento della Chiesa per la vita monastica contemplativa e la sua sollecitudine per salvaguardare l’autenticità di tale peculiare forma della sequela Christi”.

Le nuove disposizioni hanno come precedente la Costituzione apostolica sulla vita contemplativa femminile Vultum Dei quaerere, scritta da Papa Francesco e pubblicata il 22 luglio 2016.

“Nella nostra società la cultura digitale influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo e, particolarmente, con le persone. Questo clima culturale non lascia immuni le comunità contemplative”, ricorda Francesco in quel testo.

Il documento Cor orans è stato presentato nella Sala Stampa vaticana da monsignor José Rodríguez Carballo, O.F.M., segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacratae le Società di Vita Apostolica, e padre Sebastiano Paciolla, O. Cist., sottosegretario del dicastero.

Monsignor Carballo ha spiegato che l’Istruzione “tratta il tema molto attuale dei mezzi di comunicazione”, ribadendo quanto già specificato da Papa Francesco nella Costituzione menzionata e chiedendo alle monache “maturità di giudizio e capacità di discernimento, e soprattutto amore alla propria vocazione contemplativa”.

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