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Una storia di veri prodigi: così è sopravvissuto il quadro della Madonna di "Scossacavalli"

MADONNA SCOSSACAVALLI

Public Domain

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 15/05/18

I chiodi degli ex voto, il fango dell'alluvione. La "Madonna col Bambino" è rinata dopo le intemperie

Una storia prodigiosa si nasconde dietro un quadro della Vergine Maria, da poco restaurato e tornato all’antico splendore.

Si tratta di un’opera poco nota: la “Madonna col Bambino“, 1519, opera di un pittore attivo a Roma nel primo quarto del XVI secolo, che in questi giorni è esposta a temperatura controllata al piano Nobile di Palazzo Madama a Torino. Il quadro per la prima volta viaggia oltre i confini della Capitale.

L’opera, di scuola tosco-romana, è di proprietà della Fabbrica di San Pietro, l’ente che sovrintende le opere artistiche che fanno parte della basilica vaticana, rimarrà in mostra al primo piano nobile della residenza sabauda fino al 16 luglio.

La storia della tavola cinquecentesca, raccontata da La Stampa (15 maggio), è particolarmente curiosa. È detta «di Scossacavalli» perché fino al 1937 era collocata in una cappella laterale della omonima chiesa dedicata a San Giacomo e abbattuta dal regime fascista per realizzare via della Conciliazione, l’arteria che collega Castel Sant’Angelo al Vaticano.

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Le pietre di Sant’Elena

In precedenza al suo posto vi era il “Borgo Pio”, dove era presente questa chiesa, che secondo la tradizione fu costruita su due pietre portate a Gerusalemme da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino.

L’opera d’arte, scrive La Stampa, è la donazione della moglie di tal Pietro Pedreto, probabilmente per un voto. Di certo venne osservata da Raffaello, che viveva proprio accanto alla chiesa.




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Il restauro

Dopo l’abbattimento dell’edificio, la tela venne portata nei depositi del Vaticano, sotto la protezione della “Fabbrica di San Pietro“, che in un primo momento, complice anche la guerra, la dimentica insieme ad altri capolavori.

A rispolverarla è stata Banca Fideuram, che oltre al restauro ha finanziato anche gli studi e le ricerche d’archivio della stessa opera. Così l’opera è tornata alla sua brillantezza attraverso un attento lavoro compiuto da Giorgio Capriotti, relativamente al supporto ligneo in pioppo della tavola, e Lorenza D’Alessandro, per la parte pittorica.

Due grossi problemi

«L’opera presentava grandi problemi – spiegano al quotidiano torinese Capriotti e D’Alessandro – e abbiamo dovuto intervenire su diversi aspetti». Sulla Madonna, infatti, gravavano due tipi di problemi. «La parte inferiore – precisa Capriotti – venne rovinata dall’alluvione del Tevere del 1598, quando il fango arrivò fino alla gola e al mento della Vergine. Nella parte superiore, invece, presentava diverse zone rovinate a causa degli ex voto inchiodati nei secoli dai fedeli».




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In Vaticano

Dopo Torino, l’opera tornerà in Vaticano. «Il cardinale Angelo Comastri, presidente della “Fabbrica di San Pietro” – spiega Pietro Zander, responsabile della necropoli e delle antichità classiche della Fabbrica– desidera esporla definitivamente ai fedeli e ai visitatori».

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