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Riscoprire i tesori dell’Archivio Segreto Vaticano grazie all’intelligenza artificiale

VATICAN SECRET ARCHIVES
FREGONESE DANIELE / VATICAN SECRET ARCHIVES / AFP
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Intervista al professor Paolo Merialdo, coordinatore del team che ha sviluppato il software capace di interpretare i complessi “font” medievali

Ingegneria informatica rappresenta nell’immaginario collettivo una delle branche più futuristiche del sapere, siete il “domani”, l’Archivio invece rappresenta in sé forse una delle idee più vivide di “antico”. Che sensazioni avete vissuto?

L’Archivio Segreto Vaticano, negli ultimi anni, ha mostrato di sapersi avvalere delle moderne tecnologie: ad esempio per la conservazione dei propri documenti possiede uno storage di 60 Tera Byte contenente 6 milioni di immagini digitali di documenti e per la gestione delle esigenze dei ricercatori per mezzo di un sistema di richiesta informatizzata delle richieste. Non è stato difficile instaurare un dialogo fra questi due mondi dunque. ​

Quanto tempo impiegherete per completare la procedura sugli 85 km di documenti dell’Archivio?

Gli accordi con l’ASV non prevedono la progressiva applicazione della procedura di trascrizione automatica​ ​all’intero patrimonio archivistico. L’ASV ha fornito un campione rilevante, costituito dai Registri Vaticani di Onorio III, attualmente non ancora pubblicati in edizione critica completa e redatti in minuscola cancelleresca, una scrittura abbastanza chiara e omogenea, derivata dalla più antica scrittura carolina.

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