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Vostro figlio si prepara alla prima comunione? Parlategli di Imelda Lambertini!

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Il vostro pargolo si appresta a ricevere la sua prima comunione? Leggetegli la storia della sua futura santa patrona, la giovane Imelda Lambertini, che si festeggia il 12 maggio.

All’epoca in cui visse Maddalena-Imelda Lambertini [1320-1333, N.d.R.] bisognava avere 14 anni per essere ammessi alla Comunione. Fin da piccola, la bambina era tanto piena di Cristo che si desolava di dover attendere tanto. Era già scappata di casa per entrare al convento di Santa Maria Maddalena, dei domenicani di Val di Pietra (Bologna), a 10 anni – per stare più vicina al Signore. Ogni volta che le si rifiutava una dispensa, un fiume di lacrime le rigava le guance. «Vi prego, spiegatemi come si possa ricevere Gesù nel proprio cuore senza morire di gioia», supplicava le religiose quando le vedeva uscire dai loro stalli per andare a comunicarsi.

«Forse abbiamo dato la luce a una piccola santa…»

La devozione di Maddalena per il Santissimo Sacramento sconvolge quanti le stanno attorno. Tutti sono meravigliati di vedere in questa donnina un’anima così pura e così cristiana. Non poter portare in sé la carne del Signore sotto la specie del piccolo disco di pane è per lei una vera sofferenza. La piccola ha lasciato tutto: lo splendore delle ricchezze e tutto l’agio della sua famiglia, per vivere pienamente la felicità della fede. «Forse abbiamo dato la luce a una piccola santa. Lasciamo che risponda alla voce che la chiama…», disse la madre al padre per lasciarla partire. L’amabilità, la gentilezza, la purezza di questa bimba è così esemplare che fu totalmente naturale, quando entrò tra le domenicane, cambiare nome, da Maddalena in “Imelda” – che vuol dire “dolce come il miele”.

Il miracolo dell’ostia

Nel convento delle domenicane, la bimba santa passava ore in adorazione davanti a Gesù sacramentato. Mai un gesto di stanchezza. E la notte si alzava di nascosto per seguire le religiose fino alla cappella e cantare l’ufficio con loro. Sveglissima, Imelda divenne una gioia e un esempio per il convento. Nondimeno, una sorta di tristezza alla fine di ogni messa non sfugge alle religiose. Aveva un bel dire e supplicare di essere ammessa alla sacro convito… non si pensava certo di dover fare un’eccezione per lei.

Ma neppure si pensava che sarebbe intervenuto Gesù, vinto da tanto amore, per far anticipare la soglia obbligatoria. Siamo nel giorno dell’Ascensione, il 12 maggio 1533. Imelda ha ormai 11 anni e ancora una volta ha supplicato il suo confessore. Niente da fare: il prete resta inflessibile. E come ogni volta la bimba se ne andò a messa piangendo. Eppure all’improvviso, al momento della comunione, un’ostia esce dalla pisside, si alza nell’aria e attraversa la grata del coro per fermarsi all’altezza della fronte della bambina. L’assemblea ammutolisce per lo stupore. E il celebrante stesso non osa resistere a un tale prodigio. Si avvicina con la patena, le mani tremanti. Quando l’ostia immobile ci si posa sopra tutti i dubbi svaniscono. Poi il prete guarda Imelda: la bimba ha le labbra dischiuse. Sì, è questo che il Signore vuole, e la piccola riceve la santa Comunione.

La ricompensa

La chiesa è elettrizzata dalla gioia. Il coro delle religiose intona con fervore il più bello dei canti di gratitudine, il Magnificat. La gioia è al culmine, ma Imelda non sente. La testa bassa, in ginocchio, la piccola è assorta nel rendimento di grazie. È il momento più bello della sua vita. Finalmente ha Cristo dentro di sé. Il tempo passa. Nessuno osa intervenire. Poi l’inquietudine di non vederla alzarsi prende il sopravvento sulla gioia. La toccano ma lei non si muove. Poi si accascia tra le braccia delle religiose. Imelda, «la miracolata dell’ostia» (come l’avrebbero chiamata), è morta. Le voci su questa morte miracolosa si diffonde. Una folla si precipita per circondarla e per pregarla, e per la sua intercessione vengono ottenute delle grazie.

Creative Commons

Imelda è stata beatificata nel 1826 da Papa Leone XII, poi dichiarata patrona di chi si comunica per la prima volta nel 1910 da Papa Pio X, che abbassò allora la data di ammissione dei bambini al Sacramento a un’età più precoce. Il corpiccino della Beata, miracolosamente intatto, riposa in un bel reliquiario nella chiesa di San Sigismondo, a Bologna. Sul suo bel viso l’espressione che aveva al trapasso, giorno dell’Ascensione del Signore al Cielo. Sembra dire: «Il mio Gesù è la mia più grande ricompensa».

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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