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La nostra società è piena di veleni, ma noi abbiamo l’Antidoto più potente: Cristo, l’Eucarestia

Holy Communion
Antoine Mekary | ALETEIA
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Torniamo a bruciare di vita, a bramare l'eternità: basta con questa trama da film horror, basta con i continui ritorni dei morti viventi. Venga il Tuo Regno, Signore, che è regno di vita e di gioia

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Siamo tornati a casa il giorno del funerale di Alfie, amore mio. Su Facebook, in queste ore, si parla tanto di un altro manifesto contro l’aborto che vorrebbero rimuovere. Giovedì scorso uno scienziato di 104 anni ha deciso di farla finita in Svizzera ascoltando l’”Inno alla Gioia” di Beethoven.

I morti viventi, oltre a uccidersi e a uccidere pure chi vuole vivere, come il piccolo Alfie, vogliono uccidere il desiderio di vivere e sostituirlo con il desiderio di morire. Morire “dolcemente”. Vade retro morti viventi. Tornati in Italia, sembra di abitare in un film di Dario Argento o George Romero. A dire il vero, anche alcuni episodi del nostro mini viaggio a Medjugorje ricordano un po’ i film di Dario Argento e George Romero. Come la prima sera, di ritorno dalla Croce Blu, ai piedi dell’impronunciabile Podrbdo (ti viene in mente una marito-moglie band dal nome altrettanto impronunciabile…? Vedi tuo marito?

Si è ispirato all’impronunciabilità di un monte santo), quando siamo stati spaventati da un serpentello spiaccicato sull’asfalto, proprio dove stavamo per mettere i piedi. In quel momento una macchina rallenta alle nostre spalle… Terrore allo stato puro… Invece è Marija Pavlovic, una delle veggenti. Ci chiede se abbiamo bisogno di un passaggio. Eravamo quasi arrivati a destinazione, non avevamo bisogno di alcun passaggio, ma quell’incontro del tutto inaspettato ci ha ricordato una cosa: che non dobbiamo avere paura dei serpenti, ci pensa la Mamma. La sera dopo, altro episodio da film horror. Stiamo tornando in macchina verso la pensione in cui alloggiamo, quando vediamo un sacerdote a piedi lungo la strada, in una zona isolata. Ci fermiamo e gli chiediamo se ha bisogno di un passaggio. Entra in macchina e inizia a parlare inglese. Per me, horror allo stato puro. Annuisco alle sue parole, poi a un certo punto vuoto il sacco e gli dico che non ci capisco nulla di quell’idioma.

Tu invece lo parli meglio di lui. Alla fine scopro che è un salesiano di Chicago. Mi suggerisci di confessarmi, visto che non ero ancora riuscito a farlo. Me lo suggerisci candidamente. Il tuo solito modo di prendermi per i fondelli, senza neanche accorgertene, come se si potessero confessare peccati che non si sanno dire. O forse avrei potuto adattarli al mio inglese, confessare che ho ucciso un gatto sul tavolo (per chi non avesse studiato: “I killed a cat on the table”). Magari a Chicago sono cose che capitano. Ecco… Comunque, gli episodi horror di Medjugorje avevano tutt’altro sapore rispetto al clima che si respira qui in Italia. Almeno a Medjugorje è pieno di antidoti. Antidoti che funzionano – preghiera, digiuno, o quello che i Padri della Chiesa chiamavano “farmaco d’immortalità”. L’Eucarestia. Cristo, Dio.

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