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Buone notizie da Napoli: studenti salvano la vita all’amata “Prof”

TEACHER AND STUDENTS
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Non è presente a scuola da soli due giorni ma loro, che la conoscono, sanno che è già troppo: decidono di andare a casa sua. L'intuito e il tempismo dei suoi ragazzi le salvano la vita

Siamo all’istituto tecnico Cesaro di Torre Annunziata, parte di un plesso scolastico che raccoglie diversi indirizzi di studio, dal liceo al professionale. Fino ad oggi Google avrebbe associato a questo nome e a quello della Preside Rita Iervolino episodi di bullismo, soprattutto di quello degli studenti nei confronti dei loro docenti. A giugno dell’anno scorso uno studente aveva preteso dall’insegnante un voto più alto. La cosa si era conclusa malamente con un nuovo consiglio di classe che aveva accontentato il ragazzo, bocciato in ogni modo. L’istituto era sotto osservazione anche per episodi legati alla droga. Eppure è proprio di questa scuola che si parla, prima sui giornali locali, a seguire su Ansa e altri media nazionali, per raccontare la storia drammatica e commovente che vede ancora gli studenti e un docente legati a doppio filo.

I fatti: un’insegnante manca alle sue lezioni da due giorni e la cosa poteva risolversi in una manciata di gradevoli ore buche (lo dico dando voce alla liceale sopravvissuta nella mia memoria). Ha cinquant’anni, soffre di importanti problemi motori; è anche molto amata dagli studenti che la seguono con passione per il modo che ha di mettere in scena ogni volta personaggi diversi, come fossero in classe, raccontano. Non ho trovato indicazioni sulla cattedra che ricopre; immagino storia o forse letteratura.

Due giorni non sono tanti, ma lei non era mancata nemmeno con la neve, raccontano sempre i ragazzi; la neve mette in difficoltà anche chi non ha handicap con i quali fare i conti.

Avranno ragionato tra loro e si saranno decisi a fare qualcosa. Da Torre Annunziata, un gruppetto pensa che raggiungere il domicilio della “prof” sia la cosa urgente da fare; si trova a venti chilometri di distanza sulla Costiera amalfitana, a Vico Equense.

Suonano, insistono, ma la “prof” non risponde. Iniziano a pensare decisamente male, sono preoccupati per la sua vita. Chiamano i carabinieri che fanno quello che forse già avevano meditato i ragazzi: irrompono nell’appartamento e trovano la donna a terra, agonizzante.Trasportata in ospedale, riceve le cure necessarie. I ragazzi che le hanno salvato la vita ora la aspettano presto a scuola. Magari era una persona piuttosto sola oppure accidentalmente solitaria, non si sa. Fatto sta che il legame con i suoi studenti è così vivo e significativo da muoverli a pensare a lei non solo come una persona qualunque che svolge la propria funzione (“funzione” è un termine che ricorre ahinoi tanto spesso in ambito scolastico, associato a “strumentale” e spesso finisce per identificare del tutto chi ne è responsabile: funzione strumentale sostegno, funzione strumentale inclusione, etc ) ma come a qualcuno di caro, per il quale stare in pena e darsi da fare.

In questi giorni la preside Iervolino sarà sollevata dal poter associare il proprio nome e quello della scuola ad una vicenda di segno straordinariamente positivo, che attirerà l’attenzione e il cuore di molti lettori.

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