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Abbiamo bisogno (di storie) di santi

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A quale storia credi? Cioè: di chi sei figlio? La gente non si lascia convincere da una predica, ma di fronte a un santo ancora s'inginocchia e prega

« Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità.
La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione,
ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega.
La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali,
indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico,
o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio.
Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione?
Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi
e dei nostri cinematografi ma ha paura, invece, della nostra santità ».
Beato Alfredo Ildefonso Schuster O.S.B.

Ci sono parole, racconti, che creano il mondo, o almeno un mondo. Creano uno spazio, un orizzonte di senso, il quadro culturale entro cui ci muoviamo. Il mito, ad esempio, forgia anime di interi popoli. Ci sono racconti di creazione, altri di salvezze promesse e ottenute. C’è il racconto per eccellenza, quello biblico, che parte da una parola, Fiat, si snoda attraverso la chiamata e la convocazione di un popolo, a cui si comanda di ricordare, narrare, celebrare le tappe della propria storia, ha il suo apice in un uomo che ha una vicenda umana, ma che è anche il Verbo eterno, il Logos creatore, la ricapitolazione di tutta la Creazione.

MANUSCRIPT MONT SAINT MICHE
DOZIER Marc / hemis.fr / Hemis / AFP

Ci sono storie che danno la temperatura di un’epoca, ne determinano colore e calore. In un certo senso, ogni uomo si attacca a una narrazione, la fa propria, la rende il filtro tramite cui interpretare l’esistenza. Ci sono racconti raffinati, racconti culturalmente complessi e ricchi di riverberi, altri poveri e rozzi. Ci sono, anche, racconti veri, altri che contengono germi di verità, altri del tutto falsi. Non è indifferente a quale racconto si aderisca, a quale storia si voglia credere, quale bardo, aedo, cantore, trovatore, profeta ci abbia attratti nella rete della sua narrazione. Non è indifferente, perché a ogni narrazione corrispondono conseguenze per la nostra vita. Conseguenze di vita, morte, salvezza, dannazione, eroismo, onore e disonore, virtù e corruzione.

Che storie scegliamo, a quale filiazione ci rifacciamo, di quale metallo narrativo siamo forgiati? In questo sta l’importanza di mito, letteratura, poesia, teatro, cinema: creano storie che allargano e arricchiscono gli orizzonti di senso delle nostre vite. Non si tratta di “raccontarsi delle storie”, ma di fare emergere, tramite narrazioni, il cuore e il destino di un’epoca.
Persino una cristianità, che si radica nella storia biblica della salvezza e nella vita di Cristo, dà un particolare colore alle varie epoche che percorre attraverso le storie sempre diverse dei suoi santi. San Benedetto e san Colombano, san Bernardo e santa Caterina da Siena, santa Giovanna d’Arco e san Luigi IX, santa Teresa di Calcutta e san Giovanni Paolo II: non c’è mezzo più potente che la vita (la trama della vita) dei santi per dare nuova linfa a un’epoca morente.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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