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Marcello e Anna, abbandonati alla nascita perché Down, ora sono la gioia grande di mamma Michela

FAMIGLIA, MICHELA, ZOTTI

Michela Zotti

Annalisa Teggi - Aleteia - pubblicato il 11/05/18

Marcello è il nome che gli avete dato voi? Che storie hanno questi bambini abbandonati?

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No, noi avevamo pensato a un altro nome. I bambini che vengono abbandonati alla nascita ricevono il nome dal primo addetto che si occupa di loro. Quando abbiamo saputo dal ginecologo che lo aveva chiamato Marcello, ci è piaciuto così tanto che non l’abbiamo più cambiato.
Nel caso di neonati con la sindrome di Down possiamo supporre che siano casi sfuggiti agli esami diagnostici (e perciò sfuggiti anche ad aborti conseguenti); nascono e vengono lasciati alle cure dell’ospedale.

Quanto a lui, Marcello è arrivato da noi in un momento per nulla casuale: dopo poco che era a casa nostra ho avuto la notizia che non avrei più potuto avere figli naturalmente perché il mio secondo aborto spontaneo mi aveva procurato un’infezione e la chiusura delle tube. La sua presenza ha addolcito la ferita, era segno che c’era un disegno di bene dentro la nostra storia.


VINCENZO DE LUCA AND GIULIA SAURO

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Cosa puoi raccontarci di Marcello?

Aveva 4 mesi e mezzo quando è arrivato; nel tempo è emersa, oltre alla sindrome di Down, anche una sindrome autistica difficile da certificare: non parla, ma capisce tutto ed è un ragazzo molto sensibile. Ha una comunicazione corporea molto sviluppata; se ha voglia, sa scrivere al computer i suoi desideri e i suoi pensieri ed è fortemente legato a me. Gli piace la musica, ha vinto anche un premio insieme alla sua classe.
Frequenta il quinto anno al liceo delle scienze umane e, proprio nel contesto della sua classe, vedo il miracolo che lui è: inspiegabilmente attorno a lui, che di fatto non fa nulla, si forma una trama di legami e rapporti splendida. Ad esempio: capitò, era in terza superiore, che ebbe una forte crisi affettiva (legata al fatto che in quel periodo accoglievamo in casa un altro ragazzo) e Marcello non esprime il suo dolore o la rabbia a parole, ma col corpo. Cominciò a comportarsi in modo inadeguato in classe, tanto che pensai di toglierlo da scuola; venne da me la mamma di una sua compagna, implorandomi di non farlo perché aveva visto sua figlia cambiare molto, grazie al legame che aveva instaurato non Marcello. La sua è una semplice presenza, nulla più; eppure è in grado di generare qualcosa.

Un’altra presenza è arrivata nella vostra famiglia, Anna. Cosa ci racconti di lei?

Anna è arrivata in modo rocambolesco, e poi lei stessa si è dimostrata essere un vulcano. Ad un certo punto ci trasferimmo da Verona a Udine e io fui assunta come fisioterapista in ospedale; un giorno mi avvicinò una dottoressa che, conoscendo la mia storia, mi comunicò che una bimba Down era stata abbandonata in ospedale; chiedeva consigli a me su come muoversi. Lo stesso giorno, rientrando a casa, trovai un messaggio nella segreteria telefonica di un’assistente sociale che, a sua volta, avendo avuto notizia della nostra famiglia, mi chiedeva consigli riguardo al caso della stessa bambina. Due giorni dopo abbiamo deciso di adottarla noi.


ALBERTO MERONI

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Anna aveva un mese quando è arrivata a casa nostra, a differenza di Marcello è vivacissima. È diventata una bravissima nuotatrice e ha una grande passione per il disegno; Marcello la tollera ed è guardingo verso la sua esuberanza, ma li unisce molto l’amore per la musica. Ora frequenta il primo anno dell’Istituto agrario.

DISEGNO, ANNA, COLLINI
Michela Zotti
Anna ha disegnato la sua famiglia

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Tags:
adozionematrimoniosindrome di down
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