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Noiose le litanie? Scopriamole, invece: Santa Madre di Dio

MADONNA WITH CHILD
Kamira | Shutterstock
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Prega per noi, tu che sei Madre del volto e del cuore di cui Dio aveva bisogno

Uno degli attributi più importanti di Maria, e così usato da sbiadire il suo significato, è Madre di Dio. Siamo distanti secoli e secoli da quel 431 quando al Concilio di Efeso si discusse proprio sul titolo più giusto da attribuire alla Madonna: ci risulta difficile immedesimarci appieno in quel dibattito e comprendere quanto fu decisivo che il termine Theotokos (“Colei che ha dato la vita a Dio”) prevalesse su Christotokos (“Colei che ha dato la vita a Cristo”).

Giudichiamo pedanti quelli che si mettono a fare i puntigliosi sulle parole. Alcuni forse lo sono, altri no. Le parole sono il matrimonio tra pensiero e realtà: sono il nostro modo di abbracciare e svelare il senso delle cose. Banalmente, se diciamo a una ragazza che è “simpatica”, non è così strano che lei si offenda: sa bene che quella parola è un non-complimento per evitare di dire che non è così bella, così attraente, così unica. Dunque anche a noi appartiene la sensibilità di capire che le sfumature di significato fanno tanta differenza, quando si tratta di dare un nome a faccende affettivamente importanti.

Possiamo ancora afferrare il senso di Madre di Dio in modo profondo ed insieme efficace, proprio come ci accade con parole che usiamo nel linguaggio comune? Ci aiuta una riflessione del Gesuita e mariologo Jean Galot:

Certamente Maria non è la madre della divinità; ciò sarebbe infatti impensabile. […] Fisicamente ella non ha generato che il corpo umano di Gesù; ma è madre di tutta la persona di suo figlio, perché la maternità pone una relazione da persona a persona. Facendo di Maria la Madre del verbo, Dio voleva che una creatura umana potesse donare veramente qualcosa a Dio, potesse donargli anche ciò che lo toccava più intimamente. Maria ha dato al Verbo una vita umana e un cuore umano; fu lei che ebbe la responsabilità di formare il volto umano di Cristo, di determinarne i tratti fisici e di svilupparne la costituzione psicologica. (Da Il cuore di Maria, Vita e pensiero, Milano 1955)

Effettivamente, di cosa mai poteva aver bisogno Dio? Cosa aveva di così importante da chiedere in dono a una giovane vergine di nome Maria? Tutta l’unicità di un volto. L’incarnazione è anche questo delegare all’umano l’aspetto fisico e psicologico della persona di Cristo. Gesù assomigliava proprio a Maria, perché lei era sua Madre. Come i nostri figli ci assomigliano, almeno un po’.

Guardando i neonati, noi giochiamo a scommettere su ogni parte del corpo: il mento è del papà, la fronte del nonno, gli occhi indubitabilmente della mamma. Facciamo questo gioco perché è così entusiasmante trovarsi di fronte a un volto. Nuovo, eppure non del tutto nuovo. Ogni viso è una memoria che si rinnova, un passato che si trasforma. Apparteniamo a una famiglia eppure ciascuno è se stesso; assomigliamo, eppure siamo unici. Anche Dio ha voluto partecipare di questo legame di somiglianza con l’umano, e non poteva farlo se non passando dalla Madre.

Quanti artisti hanno dipinto o scolpito Gesù facendo un autoritratto a se stessi, e non è blasfemo. Credo sia una domanda di parentela: davvero tu, Dio, sei della mia famiglia? Il tuo volto divino incarnato aveva qualcosa di me che sono solo un uomo?

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