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Spiritualità
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I motivi del successo della devozione alla Santissima Vergine

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Gaudium Press - pubblicato il 10/05/18

Una lettura spirituale per nutrire la vostra anima con l'amore per Maria

Le meraviglie della devozione nei confronti di Maria non possono essere esplicitate interamente da nessuna analisi. Nessuna descrizione, nessun raziocinio può darne un’idea adeguata.

Ragioni e analogie aiutano a comprendere

Un giovane teologo – M. Neubert – analizza le ragioni, o meglio le analogie di ordine naturale che ci aiutano a comprendere il successo o l’efficacia della devozione nei confronti della Santissima Vergine, perché la devozione alla Madonna porta tutto a un esito positivo. È un assioma cattolico che Ella sia per il mondo un mezzo sicuro di santificazione.

Il motivo fondamentale di questo, l’unica ragione evidente, è senz’altro la volontà di Dio. Avendo Dio voluto darci Gesù Cristo attraverso la Santissima Vergine, dice Bossuet, quest’ordine non cambia più, e i doni di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11, 29). Sarà sempre vero che, avendo ricevuto attraverso di Lei il principio universale della grazia, riceviamo anche per mezzo di Lei le varie applicazioni di questo dono a tutti i vari stadi di cui si compone la vita cristiana.

Al di là di questa spiegazione teologica, soprannaturale, che esamina le cose dal punto di vista divino, nulla impedisce che si cerchi una spiegazione psicologica per confermarla.

Armonia tra la devozione nei confronti della Madonna e il progresso dell’anima

Quali sono gli aspetti di “armonia” tra la devozione alla Santissima Vergine e il progresso della nostra anima?

Un primo fattore di progresso umano è lo sforzo personale: l’aspetto difficile è indurre e sostenere lo sforzo della volontà. La nostra volontà è mossa dalle idee, ma da idee vigorose che sono allo stesso tempo conoscenza, sentimento e desiderio. Di queste idee, la più forte è quella che si volge verso una persona amata. Chi ama vola, corre, si rallegra ed è disposto a tutto. Avere una devozione nei confronti di Maria è amarla, e amare Maria è fare ciò che Ella vuole ed evitare ciò che non le è gradito.

Per quante anime, ad esempio, pensare a Maria rappresenta la forza attraverso la quale hanno trionfato sulle tentazioni contro la più delicata delle virtù!

Troviamo una conferma di questo in un’esperienza di ordine umano. Un bambino sollecitato per molto tempo dai suggerimenti e dalle argomentazioni perfide di un compagno perverso finì per dubitare del suo dovere e si fece trascinare dal male.

I suoi occhi, però, incrociarono quelli di sua madre: in quello scambio di sguardi muto, sentì la gravità dell’azione che stava per commettere ed ebbe il coraggio di fare qualsiasi sacrificio per non rattristarla.

Allo stesso modo, quante anime assalite per tanto tempo e che erano sul punto di cedere, pensando alla loro Mamma celeste, tanto affettuosa e amata, tanto pura e desiderosa di vederle pure anch’esse, hanno sentito scomparire la tentazione e sorgere una forza nuova per combattere il male! Questo genere di vittorie in genere resta sepolto nel segreto delle coscienze, ma quanto è frequente!

Forte contro le tentazioni, il pensiero riposto in Maria è ugualmente efficace per incoraggiarci sulla via del sacrificio. Non c’è santo la cui vita non offra a questo riguardo esempi significativi.

Umiltà e fiducia in Dio

Lo sforzo ci è richiesto da Dio, ma non basta. Non è una condizione posta da Dio per ricevere la grazia, che viene unicamente da Lui. Non dobbiamo contare sui nostri sforzi se vogliamo che siano coronati dal successo, ma su Dio. Servono quindi “sfiducia” in noi stessi, o umiltà, e fiducia in Dio.

La devozione alla Santisima Vergine favorisce in modo ammirevole questi due sentimenti in noi.

In primo luogo nutre la nostra umiltà. Si può senz’altro essere umili alla presenza di Dio senza invocare Maria, come nel caso di un protestante in buona fede per il quale invocare Maria è offendere Dio. È anche vero, però, che ricorrere all’intercessione di Maria per andare da Dio, andare a Dio per mezzo di Maria, è riconoscere che non siamo degni di andare da Lui da soli, è riconoscere la nostra miseria, la nostra indegnità davanti a Lui; è fare un atto di umiltà. Ecco il motivo per cui San Luigi Maria Grignion de Montfort insiste tanto sul rapporto tra la devozione nei confronti di Maria e la pratica dell’umiltà.

Alimenta inoltre la nostra fiducia in Dio. Crediamo nella misericordia divina, ma con una fede spesso teorica che nella pratica è esposta a gravi mancanze. In questi momenti oscuri, pensare alla Madonna rappresenta un fascio di luce che dà fiducia, non perché pensiamo che la Santissima Vergine abbia un cuore più misericordioso di quello di Dio, ma perché Ella è come un’argomentazione viva che ci tocca più da vicino e ci aiuta a cogliere meglio la misericordia divina. Come vedere la Maddalena ai piedi di Gesù ci fa comprendere la bontà del Salvatore più di quanto farebbe un’idea astratta sulla sua divina perfezione, allo stesso modo la contemplazione di Maria ci fa capire e sentire meglio di tutti i ragionamenti la misericordia di Colui che ci ha dato una tale Avvocata e una simile Madre.

Senza devozione alla Madonna, la religione si tinge di razionalismo

Queste due disposizioni – umiltà e fiducia – rappresentano la base del sentimento religioso, ed è per questo che ogni anima religiosa comprende la devozione alla Santissima Vergine.

Un’anima che smette di comprenderla smette di essere religiosa o è pronta a fabbricarsi una religione più o meno tinta di razionalismo, come certi stoici battezzati che hanno formato la propria spiritualità più sui libri di morale degli studi universitari che sugli autori ascetici. Per quelle anime, Cristo è più un modello che posa davanti a loro che un amico che vive in loro e le fa vivere. Verrà il giorno in cui, dopo inutili sforzi, riconosceranno finalmente la loro debolezza radicale e si getteranno umilmente tra le braccia di Dio. Quel giorno inizeranno anche a volgersi alla Santissima Vergine.

Ecco il motivo per il quale tante persone hanno smesso di avere una religione e si accontentano di una semplice filosofia: hanno eliminato la devozione alla Santissima Vergine per andare più direttamente – pensavano – a Gesù Cristo. Ora, perdendo di vista la Santissima Vergine, hanno perso rapidamente anche Gesù Cristo.

Il cardinale Newman, nella sua splendida Lettera a Pusey, sul culto della Madonna, dice che “a Maria è affidata la custodia dell’Incarnazione. Se guardiamo l’Europa, verificheremo che le Nazioni e i Paesi che hanno perso la fede nella divinità di Cristo sono proprio quelli che hanno abbandonato la devozione a sua Madre, e dall’altro lato quelli che si sono più distinti nel suo culto hanno custodito l’ortodossia”.

Tracciando la mappa della devozione a Maria avremmo tracciato la mappa dell’espansione e della conservazione della fede cristiana, e questo non solo nel XIX secolo né a partire dalla Riforma, ma nel corso di tutta la storia della Chiesa, come concluderà Neubert nella sua tesi per quanto riguarda i primi secoli cristiani, dicendo che “tutta la storia delle origini della mariologia si presenta come la storia della difesa e dell’ampliamento della cristologia. La Madre era la garanzia del Figlio, e la gloria del figlio iniziava a effondersi sulla Madre”.

La grandezza di Maria può essere intesa solo in relazione all’Incarnazione

Il Vangelo è la vita di famiglia con Dio. Egli sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi, Dio nostro Padre, Gesù nostro Fratello Primogenito, venuto a noi per incontrarci e ricondurci al Padre. Ma non capiremo mai meglio quanto Dio sia nostro Padre che pensando alla dolce Madre che Egli ci ha donato. E non comprenderemo mai Gesù come nostro Fratello Primogenito se non contemplandolo accanto a Maria, nostra Madre comune. E allora, come non dobbiamo isolare Gesù da Maria, non dobbiamo isolare neanche Maria da Gesù.

Maria ci aiuta a comprendere Gesù. Non si può meditare sui privilegi di Maria senza capire meglio suo Figlio, da cui e a causa del quale li ha ricevuti. Allo stesso modo, solo in Gesù possiamo comprendere Maria: Gesù è tutta la ragion d’essere di Maria, e questa non sarebbe ciò che è se non in vista dell’Incarnazione e della Redenzione. Esaltare le grandezze di Maria senza mostrare il suo rapporto con l’Incarnazione è farlo a metà e dare la forte impressione di gente sviata. Ecco il motivo per il quale certi libri, certe cose sulla Santissima Vergine, lasciano un senso di vuoto, di insipidità o di iperbole. Non correremo mai il rischio di sembrare iperbolici, parlando di Maria, se avremo la cura di presentarla insieme al suo Figlio Divino. Ma voler ammirare Maria astraendo da Gesù è una cosa assurda tanto quanto estasiarsi per lo splendore dell’aurora un giorno in cui il sole è coperto da nubi grigie.

Se volessimo passare in rassegna le virtù cristiane e tutta la diversità dei nostri stati d’animo e le fasi della nostra vita interiore, potremmo moltiplicare in modo indefinito i particolari di questi aspetti psicologici della devozione alla Santissima Vergine.

Risolvendo un’obiezione apparente

Si pone tuttavia un’obiezione: non rischieremo così di togliere a questa devozione il suo carattere divino e di dare ragione ai protestanti, che pretendono che Ella sia non un dono dall’alto, ma un prodotto di questa Terra? Accade esattamente il contrario, risponde Neubert.

Un adattamento simile della devozione a Maria a tutte le nostre aspirazioni religiose è piuttosto una prova della sua origine divina: ogni devozione è fatta per l’uomo, e più una devozione risponde alle necessità dell’uomo, più ha la possibilità di essere amata da Dio.

Questa obiezione può influire solo su coloro la cui devozione a Maria è sempre stata superficiale. Quanti vivono davvero questa devozione percepiscono che non si può, con una semplice analisi psicologica, dare una spiegazione completa dei suoi effetti meravigliosi, come non si può, per le leggi della luce e dei colori, spiegare l’imponderabilmente e ineffabilmente bellezza che si intravede negli occhi di un bambino, come ancora non si riesce attraverso l’anatomia e la fisiologia a spiegare l’amore di una madre per il figlio.

A volte, al momento del tramonto, il cielo si copre di nuvole leggere, quasi trasparenti, bordate di rosa, come non si vedono nel resto della giornata. Poi, all’improvviso, quelle nuvole si aprono e lo sguardo si immerge meravigliato in un mare brillante fatto d’oro di uno splendore senza pari. Questa parte volta verso il sole spiega la bellezza della parte inferiore. Lo stesso accade con i fenomeni religiosi. Lo psicologo può descrivere solo quello che vede nella parte inferiore, ma ce n’è un’altra, rivolta verso il Sole divino, e solo questa può spiegare la bellezza della parte inferiore.

(Traduzione con adattamento da L’Ami du Clergé, 1911, pp. 682- 684 – in Revista Arautos do Evangelho, n. 89, pp. 34-36)

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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