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«Ti amo così tanto che ti voglio perdere», ogni madre è questo paradosso bello e terribile

MADRE, FIGLIO, ABBRACCIO
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Su Rai 3 lo psicanalista Massimo Recalcati parla della figura materna e la sintetizza con tre verbi: «eccomi!», «ti curo», «ti lascio».

Si chiama Lessico famigliare il nuovo programma di Rai 3 condotto da Massimo Recalcati, psicanalista e accademico italiano, che in quattro puntate si occuperà di approfondire altrettanti archetipi su cui si fonda la nostra società: la madre, il padre, il figlio, la scuola. Il conduttore propone le sue riflessioni, anche molto specifiche e complesse, con una lingua efficace e approfondimenti audio e video. Al termine, uno spazio di domande fatte dai presenti.

Il 7 maggio è andata in onda la prima puntata dedicata alla madre e sono stati 45 minuti densi, affascinanti, stimolanti.
Chi è la madre? Domanda delle domande. Così semplice, così esperienziale, eppure così visceralmente complessa.

Partendo da un quesito posto a Recalcati a fine programma, comincio a mettere in fila alcune osservazioni proprio dalla sua chiarezza in merito al bisogno di non perdere questi due nomi «madre» e «padre»: ai tempi della svolta ideologica che benedice il «genitore 1» e «genitore 2»

«bisogna salvaguardare la specificità della figura materna e di quella paterna».

L’una – propone lo psicanalista – è difensore della cura per la persona in un mondo dominato dall’incuria; l’altro è il custode del senso umano della legge in un mondo anarchico. Anche solo questa distinzione andrebbe letta, riletta e meditata con calma.

«Eccomi!» una madre è innanzitutto le sue mani

Ma il tema specifico della puntata è la madre e il conduttore si cala nell’argomento senza premesse edulcorate: un video mostra una mamma che tiene stretto alle sue mani il figlio che sta cadendo dal balcone.

«Il primo volto della madre sono le sue mani, Freud definisce la madre come il primo soccorritore».

MANI, RODIN, SCULTURA
Shutterstock
Rodin, Mani

Non c’eri e ci sei. È questo il primo guizzo materno che una donna sente, guardando le due barrette rosse sul test di gravidanza. Lo specifico io, deviando, e in parte contestando, il discorso di Recalcati che invece separa la maternità dall’utero. Lui dice «un utero non fa una madre»; invece sì. Se non ci fosse questa umiltà di base, per cui non è la donna a decidere la vita ma è lei ad accorgersi che essa accade nel suo corpo, allora il castello dell’accoglienza vacilla. L’affondo successivo del conduttore è bellissimo alla luce della totalità della vita, dal concepimento, non solo da quando il bambino viene alla luce:

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