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Infezioni da streptococco: come si diagnosticano e come si curano

PEDIATRA, BAMBINA, TAMPONE

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Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 08/05/18

Dal tampone faringeo all'uso degli antibiotici: indicazioni ed efficacia

Si tratta dell’esame microbiologico del cavo faringeo. Ecco la differenza tra RAD e coltura del tampone faringeo. La procedura più indicata per diagnosticare le faringiti batteriche (principalmente causate dallo Streptococco beta emolitico di gruppo A, SBEGA) è il tampone faringeo, ossia l’esame microbiologico del cavo faringeo. Il prelievo deve essere effettuato sfregando energicamente il tampone sull’orofaringe e sulla superficie di entrambe le tonsille, evitando di toccare altre parti della cavità orale o di contaminarlo con la saliva. Per ottenere risultati ottimali si deve eseguire prima della terapia antibiotica, utilizzando tamponi simili a grandi cotton fioc, inseriti poi in contenitori idonei per il trasporto. Sul tampone faringeo è possibile eseguire:

• la coltura con eventuale antibiogramma.

• Il test rapido (RAD, Rapid Antigen Detection test) per il rilevamento degli antigeni streptococcici.

Cosa sono i RAD

I RAD sono test di facile utilizzo, eseguiti solitamente presso la maggior parte dei centri prelievi, o anche negli studi dei pediatri, e permettono di avere un risultato in pochi minuti. Il test rileva l’eventuale presenza di alcune molecole del batterio, tramite metodiche simili a quelle dei test di gravidanza. Recentemente sono entrati in commercio anche test rapidi che utilizzano metodiche di biologia molecolare e che forniscono risultati più rapidi e più accurati in pochi minuti.

RAD COLTURA
Bambin Gesù

La coltura del tampone faringeo

La coltura del tampone faringeo rappresenta lo strumento più attendibile per la diagnosi di faringotonsillite acuta da SBEA. La secrezione ottenuta con il tampone viene posta in speciali terreni di coltura e, se il batterio è presente, dopo qualche giorno se ne potrà osservare la crescita. La coltura presenta, tuttavia, alcuni svantaggi: costo elevato, esito non prima di 48-72 ore, necessità di inviare il tampone in laboratorio. Un vantaggio è invece costituito dalla possibilità, se è stata fatta la coltura, di eseguire l’antibiogramma per monitorare la sensibilità di SBEA ai diversi antibiotici e controllare l’eventuale comparsa di resistenze.

Inoltre, data l’elevata concordanza dei risultati della coltura con il test rapido, alcune linee guida ne limitano l’esecuzione, suggerendo che venga eseguito unicamente il RAD. In caso di RAD negativo, invece, gli studi suggeriscono di eseguire comunque un esame colturale di conferma, soprattutto in età pediatrica. Secondo tutte le linee guida, infine, né il RAD né l’esame colturale permettono di distinguere un’infezione acuta da un portatore cronico, ossia un soggetto che, pur albergando lo Streptococco in gola, non ha un’infezione in corso.

Quando gli antibiotici funzionano, e quando non funzionano…

Gli antibiotici sono indicati per il trattamento delle faringotonsilliti batteriche causate da SBEGA

La faringotonsillite acuta è una  patologia frequente nei bambini, e una delle principali cause di visite sia ambulatoriali che in pronto soccorso. Come accade per altre infezioni delle prime vie aeree, nella maggior parte dei casi le faringotonsilliti sono causate da virus, per cui le terapie antibiotiche sono inefficaci.

Le faringotonsilliti batteriche e gli antibiotici

Gli antibiotici sono invece indicati per il trattamento delle faringotonsilliti batteriche, che sono causate soprattutto dallo Streptococco beta emolitico di gruppo A (SBEGA) e sono chiamate faringotonsilliti streptococciche. Per distinguere le infezioni batteriche da quelle virali, il pediatra curante può utilizzare un punteggio clinico (Score di McIsaac) basato sull’età e sui sintomi del bambino (come febbre, tosse, presenza di essudato tonsillare) ed effettuare un tampone faringeo per verificare se sia presente lo SBEGA, che può causare anche altre manifestazioni cliniche, quali la scarlattina. In questi casi, è raccomandata la terapia antibiotica; il farmaco di prima scelta è l’amoxicillina, da somministrare per bocca per 10 giorni. Dato che lo Streptococco beta emolitico di gruppo A è sempre sensibile all’amoxicillina, per il trattamento non è indicato l’uso delle cosiddette “penicilline protette ad ampio spettro”, come l’amoxicillina combinata con il clavulanato. Lo SBEGA può invece essere resistente agli  antibiotici appartenenti alla classe dei macrolidi (ad esempio, la claritromicina o l’azitromicina), il cui uso non è pertanto indicato in prima scelta. Se invece l’infezione è virale, gli antibiotici non sono utili e vanno utilizzati esclusivamente farmaci per trattare

il mal di gola e la febbre.

I portatori cronici di SBEGA

Una situazione particolare è data dai bambini che sono portatori cronici di SBEGA. Si tratta di bambini che stanno bene, in cui lo stato di portatore non comporta alcun sintomo e che normalmente non devono essere trattati con antibiotici. In questi casi, il tampone faringeo può risultare positivo per SBEGA anche durante una faringotonsillite virale, in cui quindi il trattamento  antibiotico risulterà inefficace.

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