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Papa Francesco ci insegna come non cadere preda di ferocia e accanimento

STUDENT VIOLENCE
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Nell'ultimo numero di Civiltà Cattolica un saggio per aiutare a discernere la tentazione di rispondere alla violenza con altra violenza, specie se travestita da buone intenzioni

La Civiltà Cattolica è una rivista da cui sempre è possibile trarre giovamento, un argomento ben spiegato, una riflessione con cui confrontarsi, una meditazione che permette di rimettere in ordine un subbuglio nel cuore. La rivista dei gesuiti, arrivata al numero 4029 (è la più antica rivista in lingua italiana) offre in questo suo ultimo numero uscito il 5 maggio molte cose interessanti ma più di tutto presenta un breve saggio di padre Diego Fares che analizza e medita su una lettera di Bergoglio di oltre trent’anni fa dal titolo emblematico: <<La dottrina della tribolazione>>, lettera che apre il volumetto stesso. Il saggio, dicevamo, ha un titolo di grande attualità “Contro lo spirito di accanimento” che è davvero una catechesi su un moto dello spirito applicato al mondo contemporaneo delle reti sociali e dei media ma anche un utile strumento per capire e sradicare il bullismo.

Bergoglio afferma: «In momenti di oscurità e grande tribolazione, quando i “grovigli” e i “nodi” non si possono sciogliere, e neppure le cose chiarirsi, allora bisogna tacere: la mansuetudine del silenzio ci mostrerà ancora più deboli, e allora sarà lo stesso Demonio che, facendosi baldanzoso, si manifesterà in piena luce, mostrerà le sue reali intenzioni, non più camuffato da angelo della luce, ma in modo palese».

Questo «mostrarsi ancora più deboli» è l’atteggiamento che vince l’insidia del cattivo spirito. Ed è l’approccio migliore contro le maldicenze di corridoio, i toni scandalistici, gli attacchi che oggi facilmente si diffondono nelle reti sociali, persino ad opera di testate che si definiscono «cattoliche».

Padre Fares, da buon gesuita, cerca di comprendere e far comprendere i due lati della medesima medaglia: la violenza fisica e quella verbale. Nell’accanimento egli ritrova davvero l’opera del diavolo, quello spirito di dis-umanità, che di fronte alla sconfitta dell’avversario infierisce e mutila, senza conoscere la pietà. Neppure il mondo animale conosce questa ferocia e dove al limite domina l’istinto, ma nell’uomo l’insidia del peccato fa ruzzolare rapidamente verso abissi di violenza e contemporaneamente ci anestetizza da quella violenza, nascondendola agli occhi.

Questo ci porta ad analizzare in maniera diversa il fenomeno della «persecuzione mediatica». Il fatto che lo spirito di accanimento rimanga nell’ambito delle parole e che la violenza non giunga alle mani – ma, al massimo, si manifesti nel tono e in alcuni gesti – non significa che siamo usciti dalla sfera dell’accanimento e che ci troviamo su un piano di civiltà. Tutto il contrario! Proprio nella violenza verbale, nella menzogna, nella calunnia, nella diffamazione, nella detrazione e nel pettegolezzo lo spirito di accanimento si rintana, e da lì domina. Francesco compie uno smascheramento netto e drastico di alcune tentazioni. E nei commenti qualcuno ironizza – come a dire che il Papa «esagera» – sul fatto che egli abbia detto a delle suore di clausura che, se spettegolavano, erano suore «terroriste» La parola, per sua dinamica, tende a «realizzarsi». Perciò è importante ragionare su quanto sia contraddittorio «discutere accanitamente».[…] Accanirsi nel dialogo è un controsenso. […] Se dietro l’apparenza del dialogo si mira esclusivamente a ottenere l’assenso e si vuole imporre il proprio punto di vista o si disprezza ciò che dice l’altro, il dialogo non c’è. L’accanimento non è frutto dell’istinto, ma è frutto di una logica, quella del «padre della menzogna» (Gv 8,44), e lo si combatte con un’altra logica, quella della verità, come Gesù la attesta nel Vangelo e lo Spirito Santo la discerne in ogni situazione. La logica dell’incarnazione è opposta alla logica dell’accanimento.

La logica di Dio e quella di Satana divergono, e come potrebbe essere diversamente?

 

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