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Papa ai neocatecumenali: nel vostro DNA la vocazione alla missione

© ServizioFotograficoOR/CPP

December 05, 2014: Pope Francis meets Kiko Arguello during a private audience at the Vatican.<br /> EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING

Vatican News - pubblicato il 05/05/18

Una festa della fede a Tor Vergata, alla periferia di Roma, per l’incontro internazionale in occasione del 50.esimo anniversario dall’inizio del Cammino Neocatecumenale

La “missione chiede di partire” per annunciare a tutti che l’amore del Signore è “fedele” e non tramonta mai: non si tratta di “trasferte ridotte” o “viaggi rimborsati”, ma di essere in uscita sulle strade del mondo, con un animo libero e la coerenza dei discepoli di Cristo. Con queste parole Papa Francesco tratteggia il carisma del Cammino Neocatecumenale e i frutti generati nei suoi 50 anni di vita. L’incontro per questa significativa ricorrenza ha luogo a Tor Vergata, alla presenza di oltre cento mila persone, in un clima di grande gioia e raccoglimento.

L’amore e la fedeltà di Dio

A quanti si sono radunati nel vasto piazzale Giovanni Paolo II, il Pontefice esprime viva riconoscenza per questo cammino compiuto, per il quale tutti hanno cantato il “Te Deum di ringraziamento per l’amore e la fedeltà di Dio”. Il più delle volte si esprime gratitudine per il bene e i beni ricevuti, ma ancora meglio è essere grati per l’amore fedele del Padre Celeste: questa è “la fonte della nostra fiducia, la grande consolazione della vita”. Anche “quando le nubi dei problemi sembrano addensarsi pesantemente”, bisogna ricordarsi che “l’amore fedele di Dio splende sempre, come sole che non tramonta”. Un messaggio eterno di gioia e vita che non può restare chiuso in un cassetto, ma deve essere annunciato a tutte le latitudini e longitudini. “La missione è la priorità della Chiesa oggi”, rimarca Papa Bergoglio, dare voce a questa speranza che non si affievolisce mai, neanche quando il male sembra più forte.

Niente trasferte ridotte o viaggi rimborsati

“La missione chiede di partire” perché Gesù ci invita a essere “pellegrini nel mondo alla ricerca del fratello che ancora non conosce la gioia dell’amore di Dio”. La “tentazione di restare”, di non assumere “rischi”, di “accontentarsi di avere la situazione sotto controllo” è sempre forte nel cuore dell’uomo, ma il Figlio di Dio “non usa mezze misure”, “non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati”, ma chiede “ai suoi discepoli” di andare, “una chiamata forte che risuona in ogni anfratto della vita cristiana”. Nel lungo e intenso discorso, Papa Francesco ricorda con chiarezza che “per annunciare bisogna rinunciare”, “essere leggeri”. ”Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro”, insiste, “libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo”.

“ Per annunciare bisogna rinunciare, bisogna essere leggeri ”

L’arte di camminare insieme

La missione “si coniuga al plurale” e richiede così di coltivare l’arte di camminare insieme, senza cedere alla tentazione di “dettare il passo agli altri”. “Come nella vita nessuno ha il passo esattamente uguale a un altro”, sottolinea il Pontefice, “così anche nella fede e nella missione” “si va avanti insieme, senza isolarsi”, “senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento”. Solo con questa paziente attenzione è possibile “condividete con gli altri il dono” ricevuto, riscoprendosi parte di “una Chiesa discepola”, madre e “sorella dell’umanità”. La “dinamica del discepolato” semina senza scivolare nella “dinamica del proselitismo”.

Il Cammino e il suo DNA missionario

“Non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae; non la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire”: questa è la “forza dell’annuncio” e il Cammino Neocatecumenale ha nel proprio “DNA” questa “vocazione ad annunciare vivendo in famiglia, sull’esempio della santa Famiglia: in umiltà, semplicità e lode”. Ad oggi, sono 600 le famiglie in missione, un abbraccio che cinge tutto il mondo.

Vedere con gli occhi del cuore

Papa Francesco chiede a tutti di non “perdere mai la fiducia”, soprattutto alla luce di questi 50 anni di vita, e di guardare il mondo con gli “occhi del cuore”, con gli occhi di un genitore, che non mette mai “in prima fila gli aspetti negativi e le cose da cambiare” nei propri figli, ma scruta con “uno sguardo che apprezza, un approccio che rispetta, una fiducia che pazienta”. Questa dinamica permette di amare “le culture e le tradizioni dei popoli”, “senza applicare modelli prestabiliti”, certi che lo Spirito Santo è sempre all’opera e che essere in missione vuol dire, in qualche modo, “giocare in casa”, perché “il Signore è di casa presso ciascun popolo”. Di qui l’invito, finale: “siate appassionati di umanità, collaboratori della gioia di tutti, autorevoli perché prossimi, ascoltabili perché vicini”.

Una festa della fede

Il discorso di Papa Bergoglio è preceduto dal bagno di folla in papamobile tra i presenti e dal saluto dello spagnolo Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale e responsabile dell’equipe internazionale, che ha anche presentato tutti i singoli Paesi di provenienza dei pellegrini, giunti dalle 134 nazioni in cui il Cammino è presente, insieme con gli almeno 16 cardinali e 90 vescovi provenienti da diverse parti del mondo. Nel corso della celebrazione, inoltre, il Pontefice benedice le croci e consegna ai responsabili 34 nuove ‘missio ad gentes’, che porteranno il Vangelo nelle varie parti del mondo. Ricordata, infine, Carmen Hernández, co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale insieme con Kiko, morta il 19 luglio 2016 a Madrid.

QUI L’ORIGINALE

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