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L’incredibile moschea diventata cattedrale nel sud della Spagna

CATHEDRAL OF OUR LADY OF THE ASSUMPTION

Michal Osmenda | CC BY 2.0

V. M. Traverso - pubblicato il 04/05/18

La combinazione di architettura occidentale e islamica rende la “Mezquita” una delle strutture religiose più singolari al mondo

La cattedrale cattolica dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima di Cordoba, città di circa 320.000 abitanti nella regione spagnola dell’Andalusia, è la più grande chiesa cattolica del Paese e uno dei luoghi di adorazione più affascinanti del mondo.

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La chiesa, che presenta una mescolanza di architettura visigota, romana, bizantina e mora, ha una superficie di 23.400 metri quadri ed è un testamento della storia di questa parte della Penisola iberica.

Si crede che il primo edificio ad essere eretto sul luogo sia stato un tempio romano dedicato al dio Giano, in seguito trasformato in una chiesa rettangolare dai Visigoti – una tribù germanica che si convertì al cristianesimo dopo aver conquistato Roma – quando questi invasero Cordoba nel 572.

Negli anni 748-750 gli Omayyadi, una dinastia musulmana che guidava il Califfato omayyade, vennero rovesciati da una famiglia rivale, gli Abbasidi. L’ultimo governatore omayyade, il principe, Abd al-Rahman I, fuggì nel sud della Spagna e ottenne il controllo della maggior parte della Penisola iberica, insediando il regno di “Al-Andalus”, che alla sarebbe arrivato a includere Portogallo, Francia del Sud e isole Baleari.

Abd al-Rahman I, noto anche come “Il Falcone di Andalus”, scelse Cordoba come capitale del nuovo territorio e cercò di ricreare la magnificenza del suo palazzo di Damasco nella città spagnola. Ordinò anche che la chiesa visigota venisse trasformata in una maestosa moschea, con piante e fiori importati dalla Siria.

Tra il 883 e il 987, la moschea subì un’ulteriore espansione ordinata dal successore di Abd al-Rahman, inclusa la creazione di un nuovo minareto e il completamento del Patio degli Aranci e delle navate esterne.

Nel 1236 il re Ferdinando III di Spagna prese il controllo di Cordoba come parte della “Reconquista” – una campagna guidata dagli Stati cristiani per riprendere i territori occupati dai musulmani – e trasformò la “Mezquita”, come veniva chiamata la moschea, in una chiesa cattolica romana.

È stato solo nel XVI secolo, ad ogni modo, che sono stati aggiunti nuovi elementi “cristiani” alla struttura islamica esistente. Nel 1523 il vescovo Alonso Manrique ordinò la costruzione di una cattedrale all’interno della moschea con elementi occidentali come gli altari barocchi e le cupole rinascimentali. Il minareto, una torre usata nelle moschee per richiamare i fedeli alla preghiera, venne chiuso da una torre campanaria quadrata.

Questa combinazione di architettura occidentale e islamica rende la “Mezquita” une delle strutture religiose più singolari al mondo.

È composta da un’ampia sala per la preghiera, un cortile esterno circondato da un corridoio coperto e il bellissimo Patio degli Aranci.

La sala per la preghiera presenta una serie di archi bianchi e rossi fatti di pietra e mattoni rossi innalzati su 856 colonne gemelle, dando una forte identità cromatica e l’effetto di un labirinto.

Il punto principale nella sala è un “mirhab” (una nicchia che serve a indicare il punto più vicino alla Mecca nelle moschee) con un arco a ferro di cavallo in stile moresco che ora serve come nicchia di preghiera. L’arco a ferro di cavallo è uno degli elementi più tipici dell’architettura araba, e si ritrova in vari punti della moschea-cattedrale, inclusi la fila inferiore di archi nella sala di preghiera e gli archi di ingresso.

Il “mihrab” è decorato con tessere dorate e vitree che creano una combinazione brillante di blu, marrone e dorato quando ci batte la luce. Sopra l’arco c’è una cupola con una volta a costoloni decorata con mosaico dorato seguendo un modello radiale – precursore dello stile delle volte gotico.

Come ha sottolineato la storica dell’architettura Nuha N.N. Khoury, la moschea-cattedrale di Cordoba “è un crocevia tra passato e futuro”, combinando influenze dell’antica tradizione omayyade con nuovi elementi architettonici elaborati nel corso dei secoli nei paradigmi culturali e religiosi sempre mutevoli di Al-Andalus.

Si stima che ogni anno siano 1,5 milioni i turisti di tutti i background nazionali, religiosi e culturali che visitano questo capolavoro, testamento architettonico della cultura vivace e varia dell’Andalusia.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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