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Quando ci sono polemiche e turbamenti? Fare discernimento e chiedere scusa

ALBERTO PIZZOLI/AFP

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/05/18

30 anni fa Bergoglio faceva alcune riflessioni sulla "dottrina della tribolazione", che oggi spiegano il suo comportamento nei confronti delle vittime dei pedofili in Cile.

«Riconosco, e voglio che lo trasmettiate fedelmente, che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso».

Mercoledì 11 aprile Papa Francesco aveva inviato una lettera ai vescovi cileni per tentare di mettere fine al “caso Juan Barros”, un ginepraio di coperture a pedofili che prende il nome del vescovo della città cilena di Osorno, messo sotto accusa da tre ex ragazzi per avere dato protezione, durante gli anni degli abusi, ad un prete pedofilo seriale, Fernando Karadima (Il Messaggero, 11 aprile).




Leggi anche:
Papa Francesco alle vittime di pedofilia “porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”

Il caso Barros

Il papa aveva difeso a spada tratta monsignor Barros, sostenendo che occorrevano le prove prima di condannare il suo atteggiamento a copertura di Karadima.

Nei giorni scorsi, il papa ha anche ricevuto a Roma le vittime del prete pedofilo e della sua rete di coperture: James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andrés Murillo, già definiti da Bergoglio delle vittime crocifisse «e questo mi crea dolore e vergogna», aveva sottolineato il papa.


POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE

Leggi anche:
Papa Francesco ha incontrato le vittime del caso Karadima

La reazione di Francesco, in un momento di grande caos generato dall’atteggiamento iniziale di difesa di Barros, non è stata casuale. Né è stata un’operazione di marketing per riprendersi le simpatie dell’opinione pubblica.

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Tags:
discernimentopapa francescopedofilia
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