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L’appello lacerante di Asia Bibi: “Pregate per me e digiunate con me”

ASIA BIBI
MARTIN BUREAU / AFP
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Il 27 aprile giornata speciale di preghiera e digiuno per la donna pakistana

“Fratelli e sorelle, pregate per me e digiunate con me”. È l’appello che Asia Bibi ha lanciato al mondo dal carcere femminile di Multan (Pakistan). La donna chiede per il 27 aprile una giornata speciale di preghiera e digiuno per supplicare Dio di concederle libertà e pace.

Presto ci sarà un’udienza sul suo caso alla Corte Suprema del Pakistan, e per questo chiede ai cattolici di accompagnarla con la preghiera e il digiuno.

Da ormai nove anni, la donna cristiana attende nelle carceri del suo Paese la decisione della giustizia, che la ucciderà o le restituirà la libertà. È accusata di blasfemia nei confronti del profeta Maometto. Questa accusa, che lei ha respinto con vigore fin dal principio, è uno degli aspetti preoccupanti della legge contro la blasfemia che sta diffondendo il terrore in Pakistan.

Secondo la sua famiglia è in gioco la “libertà e pace” dei quattro milioni di cristiani del Pakistan, che ha una popolazione totale di 191 milioni di abitanti, per il 96% musulmani.

Asia Bibi continua a credere nella sua liberazione perché sa di essere innocente. Nonostante le traversie che sta vivendo, continua ad avere fede e a lodare Dio con una fiducia incrollabile.

Il marito spera che molte persone si uniscano al movimento per chiedere a Dio di illuminare lo spirito del giudice che deciderà sul suo caso.

“Contiamo sul sostegno di molte comunità battezzate in una preghiera davvero universale”, ha affermato Joseph Nadeem, amico della famiglia.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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