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Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati

THOMAS EVANS WEB3 - THOMAS EVANS ALFIE G. K. CHESTERTON

Save Alfie Evans | Facebook - G. K. CHESTERTON | Public Domain

Annalisa Teggi - Aleteia - pubblicato il 26/04/18

Il signor GKC osò sintetizzare il piano sociale complessivo che andava prendendo forma in un modo che fu largamente contestato dai contemporanei, ma che noi oggi vediamo incarnato nelle sorti della famiglia Evans (e di altre che hanno passato e passeranno la medesima tragedia):

L’eugenetica in esame significa evidentemente il controllo di alcuni sul matrimonio di altri; e probabilmente significa il controllo di pochi sul matrimonio di molti. (EaM)

Anarchia (cioè tirannia) dello Stato

Cominciamo a mettere a fuoco i termini della questione. Cosa accade sotto i nostri occhi? Accade che lo Stato inglese si è preso carico del destino di un bambino, sottraendolo alla volontà dei genitori. Agli occhi di molti questo gesto è giudicato come benevolo: un minore deve essere protetto dall’emotività di una famiglia che non sa discernere il meglio per lui. Essere arrivati ad accreditare un simile pensiero significa che un costante e invisibile lavaggio del cervello ci ha storditi, rendendoci incapaci di discernere la realtà: una debordante invadenza del potere dello Stato, devastante quanto uno tsunami incontrollabile sulle piccole case costiere. È anarchia. Seguiamo il ragionamento di Chesterton, e poi constatiamo quanto la sua lettura renda chiaro il disegno visibile nella cronaca di Alfie Evans:

Un’anarchia silenziosa consuma la nostra società. L’anarchia non è necessariamente violenta, né viene necessariamente dal basso. Un governo può diventare anarchico tale e quale a un popolo. […] L’anarchia è la condizione d’animo o di comportamento di chi non si può fermare. Non è anarchia nella vita domestica se tutta la famiglia sta alzata fino a tardi l’ultima notte dell’anno; è anarchia se poi per mesi tutti i membri della famiglia stanno alzati fino a ora sempre più tarda. […] Ciò che costituisce un disordine veramente pericoloso è l’incapacità di rientrare entro limiti razionali dopo una legittima stravaganza. E nell’Inghilterra moderna sono soprattutto i poteri di governo a esserne posseduti; a essere posseduti, veramente, da demoni. Lo Stato è d’improvviso ammattito. Dice sciocchezze e non riesce a fermarsi. […] Non sono capaci di compiere un’azione mostruosa e tuttavia vedere che è mostruosa. Dovunque fanno un passo tracciano un solco. Non riescono a fermare i loro pensieri, anche se i loro pensieri si rovesciano nell’abisso (EaM).

Non ho idea di come Chesterton avrebbe apostrofato il giudice Hayden che ha ripetutamente, ostinatamente, maleducatamente perpetrato la sentenza di morte sul Alfie Evans, mostrando un palese disegno ideologico e un’intollerabile mancanza di rispetto verso Thomas Evans e Kate James. So che ne aveva già fatto l’identikit prima che nascesse:

Si tratta di anarchia negli organi di governo. Sono i magistrati – voce della classe dirigente – che non sanno distinguere tra crudeltà e negligenza. Sono i giudici (e le loro docili giurie speciali) che non sanno vedere la differenza tra opinione e denigrazione. E sono gli esperti altolocati e ben pagati che hanno introdotto la prima legge eugenica, il disegno sui deboli di mente, dimostrando di non sapere la differenza tra un pazzo e chi pazzo non è. (EaM)

Il servo deve essere in salute per poter far arricchire il suo padrone

Abbiamo visto schierate decine di poliziotti davanti alla stanza dell’Alder Hay Hospital dove è ricoverato un bimbo gravemente malato. Che pericolo può portare una creatura così malmessa tale da esigere un’allerta simile a quella di un’ipotesi di attentato terroristico?
Molti giornalisti avveduti, come Lucia Bellaspiga, hanno notato un elemento elitario nella vicenda Evans. Perché tanto accanimento verso una famiglia di estrazione medio-bassa? Il giudice Hayden ha infamato il papà di Alfie proprio sulla base della sua provenienza sociale, sulla sua presunta ignoranza.
L’Inghilterra, capostipite della grande rivoluzione industriale e di quel grande abbaglio che è il capitalismo sfrenato, ci mostra oggi in tutto il suo terribile candore il suo atroce disegno utilitaristico. Il piano eugenetico è andato di pari passo alle mire della ricca classe dirigente, cioè il bisogno di avere «manovalanza lavorativa» adeguata alla produzione in perenne crescita. Nessuno si permetterà perciò di fare notare a Lord Chissàchi che suo figlio gravemente malato è inutile, perché quel figlio non farà mai parte dell’umile classe operaia. Ecco come lo spiega Chesterton:

Un uomo normale del tipo facoltoso vede un vagabondo malmesso, con una moglie malata e una sfilza di figli rachitici, e si chiede sinceramente cosa può fare per loro. Ma la ricchezza non favorisce l’introspezione e lui non si domanda se intende «Come posso aiutarli?» o «Come posso usarli?». Probabilmente intende sinceramente entrambe le cose, ma la seconda molto più della prima. […] Non importerebbe a nessuno se tutti i discendenti di Lord Cowdray crescessero troppo deboli per tenere in mano un utensile o girare la ruota. Importerebbe moltissimo, soprattutto a Lord Cowdray, se tutti i suoi dipendenti fossero troppo deboli. L’oligarca può essere inutilizzabile, perché non verrà utilizzato. Quindi l’eugenista pratico ha sempre la faccia rivolta ai poveri e pensa istintivamente solo a loro. (EaM)

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Alfie Evanseugeneticagilbert keith chesterton
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