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Come mantenere la pace quando cerchi di guidare altre persone

Father Son
By Adam Gregor | Shutterstock
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Il muro della mia incapacità mi blocca. Ripongo la forza nelle mie azioni

Ciò che conta è quella vicinanza con il Dio che guida i miei passi e un giorno mi ha chiamato ad addentrarmi nella ferita del suo cuore. Per stare con Lui. Per vivere al suo fianco. Non per fare molte cose e tutte bene, ma per stare al suo fianco. Nei suoi pascoli.

Il salmo del buon pastore mi commuove, perché voglio essere una pecora nel suo grembo. Lì dove i pascoli sono abbondanti. E posso riposare.

È Dio che seguo. È Dio per il quale sono sacerdote ormai da molti anni. Voglio lasciare tutto per seguire Gesù in altri prati più verdi dei miei. E prendermi cura delle sue pecore.

Non devo soddisfare continuamente le aspettative del mondo. Mi piace pensare così nella mia vocazione. Sono pastore nel pastore. Pastore che è pascolo. Pastore che diventa luogo di riposo. Perché ho toccato la pace di Gesù e qualcosa mi si è attaccato alla pelle.

E penso che la mia vita abbia senso solo se lascio da parte tante ombre che mi ossessionano e vivo soltanto per Lui. E da lì potrò dare la vita a molti.

Ci sono tante pecore senza pastore. Lo so. Ma non posso arrivare a tutte. Non riesco a far sì che tutte riposino in me.

Ogni pastore ha il suo cammino, la sua missione, la sua vocazione. Gesù mi mostra la mia ogni mattina. Cammina con me. Nella mia voce, nelle mie mani, nel mio petto.

[1] Cardinale Van Thuan, Cinque pani e due pesci.
[2] José María Rodríguez Olaizola, Ignacio de Loyola, nunca solo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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