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L’idea di Joaquín, il 18enne che fabbrica protesi gratis

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La famiglia rappresenta per lui un punto fermo e i suoi genitori, Horacio e Patricia, lo sostengono incondizionatamente. Come molti giovani della sua generazione, Joaquín è pragmatico e il mondo, così come glielo hanno lasciato le generazioni passate, non gli sembra un luogo abitabile. Nessuna generazione è monolitica e quella “Z” non fa eccezione.

Tuttavia la sua educazione, le aspettative e l’accesso alla tecnologia hanno creato una gamma di atteggiamenti e di comportamenti che rappresenteranno una sfida per i sociologi. Questa generazione ha nelle sue mani le conoscenze e il peso della realtà, vuole migliorarla, si sente protagonista e cerca soluzioni. Non le basta un contesto sociale dominato dal virtuale, ha bisogno di incontri reali con le persone, di dialoghi faccia a faccia. L’incontro personale è oggi decisivo per l’avventura della vita dei giovani, circondati spesso da genitori distanti o da educatori poco attenti.
Ci sono due ambiti che stanno attualmente cambiando la cultura dei giovani: quello tecnologico e quello sociale. Le statistiche sono chiare. La “Generazione Z” può offrire molti contributi, ma la sfida sarà conciliare questa velocità con una realtà che ancora va troppo lenta e che non si adatta a realtà orizzontali e partecipative, come il valore dell’intelligenza collettiva e dell’innovazione sociale. Saranno questi giovani i veri protagonisti dell’importante appuntamento della Chiesa universale durante il sinodo dei giovani di ottobre prossimo. Il mondo giovanile chiama la Chiesa a una sfida particolare. Occorre interessarsi ai giovani attraverso una pastorale rinnovata, più dinamica, con proposte creative. Il tema dell’ascolto è fondamentale. Per questo Papa Francesco esorta tanto a imparare ad ascoltare, e non solo a dettare o a dire.

 

QUI L’ORIGINALE

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