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Giulia e Andrea si sono lasciati. Milioni di giovani fans chiedono: e ora chi seguo? Il buon pastore, fidati

ANDREA DAMANTE E GIULIA DE LELLIS
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«È Gesù che cercate quando sognate la felicità» disse San Giovanni Paolo II e ci ha indicato come cercare oltre ogni piccola attrazione momentanea il vero Bene che ci custodisce senza mollarci più

Eppure non trovo nulla da recriminare a tutte le ragazze che hanno seguito sui social network questa storia d’amore plateale: se il vero amore esiste, io lo voglio vedere, toccare, ascoltare. Anche San Tommaso volle mettere le mani nei segni sanguinanti d’amore. Non basta sognare; appena qualcosa di bello sembra che s’incarni è spontaneo seguirlo, perché la verità la cerchiamo sempre a tentoni, confusamente (disse così, San Paolo agli Ateniesi). L’ideale ha bisogno di un volto. E non è detto che sia facile distinguere a colpo d’occhio il volto del mercenario e quello del buon pastore.

E ora che si sono lasciati, noi chi seguiamo?

Poi, pochi giorni fa, Giulia e Andrea si sono lasciati. La loro condivisione universale si è bloccata. Ho letto molti commenti dei loro fan, il senso complessivo è stato quello di un abbandono: e ora chi seguo?
Dietro questo smarrimento, apparentemente futile, ci sono tante domande sottintese: ma come? Io vi seguivo perché volevo credere all’amore che non finisce. Allora è tutto qui? Un’altra illusione?
Quella promessa iniziale di vedere e toccare l’amore vero è andata in fumo. Fa male, perché dietro tutti i camuffamenti mediatici, c’era anche quell’irriducibile pezzetto di cuore dei fans fatto da Dio e in cerca di un bene che non tradisce e abbraccia per sempre.

È arrivato il lupo: qualcosa nella storia di Andrea e Giulia è andato storto. Il mercenario è scappato: anziché approfondire la ferita di un amore in crisi, i due giovani si sono chiusi in un silenzio riempito solo da gossip. E le pecore si sono smarrite, senza più un pastore da seguire.
Siamo tutti quelle pecore lì, aggrappati a idoli momentanei che ci lasciano liberi e impauriti nel momento del bisogno. Forse, era proprio nel momento in cui una coppia vive un momento di contraddizione serio che la condivisione doveva farsi più profonda e meno commerciale.

Il buon pastore non dev’essere lontano…

«E adesso chi seguo?» È una domanda giustissima, perché tutti cerchiamo qualcuno che sappia portarci a casa, a quella meta compiuta in cui ci sarà una stanza accogliente per ogni dramma, domanda, attesa della nostra vita. Ce n’è solo uno di buon pastore, ed è quello che alla fine dà la vita per le pecore. La sua presenza non è invadente, è come il lumicino di una candela che pare piccola cosa eppure il bagliore si propaga sempre più lontano. Come dice Shakespeare, in mezzo a un mondo malvagio ci sono impercettibili raggi di luce che non si spengono; così il bene si lascia trovare quando sei all’oscuro, quando tutti gli altri sapientoni non sanno più la strada.

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