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Giulia e Andrea si sono lasciati. Milioni di giovani fans chiedono: e ora chi seguo? Il buon pastore, fidati

ANDREA DAMANTE E GIULIA DE LELLIS
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«È Gesù che cercate quando sognate la felicità» disse San Giovanni Paolo II e ci ha indicato come cercare oltre ogni piccola attrazione momentanea il vero Bene che ci custodisce senza mollarci più

«Lo vedi quanto va lontano il lume di quella candela? Non diversamente risplende

un atto di bontà in mezzo a un mondo malvagio»

(Shakespeare, Il mercante di Venezia).

Il Vangelo della domenica e i grandi influencer

Siamo tutti pecore, e non è un insulto. Lo pensavo ieri a messa mentre Don Paolo commentava il Vangelo del buon pastore e io mi davo della smemorata, perché non ricordavo affatto il passo sul mercenario:

Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. (Gv 10, 11-13)

Me l’ero sempre persa, eppure, quando ieri Don Paolo ne ha parlato, l’immagine mi si è incollata addosso. Siamo pecore, non è un insulto: la pecora è mansueta, candida, tendenzialmente mai solitaria. Certo, non è una bestia intraprendente e per questo forse il paragone ci sta stretto. Noi siamo quelli del «voglio, faccio, ottengo». Seguire è un verbo che accogliamo con sospetto, come se significasse una rinuncia alla nostra volontà. Eppure non siamo circondati da un gergo tutto basato su followers e influencer?

In realtà noi seguiamo sempre. Seguiamo le notizie, seguiamo le tendenze, seguiamo i vip su Instagram. Qualcuno dobbiamo seguire, sembra suggerire il nostro istinto; o spiamo, o ci lasciamo ispirare, o ci affezioniamo ad persone e personaggi che portano messaggi disparati e in qualche modo attraenti. Alcuni ci accompagnano per un breve tratto di strada, quella giusta; altri vorrebbero portarci fuori strada, all’infinito.

Io, ad esempio, seguo il blog di una mamma che dà suggerimenti per i pranzi e le cene in famiglia: piatti veloci e gustosi. Lo faccio perché voglio bene ai miei cari e desidero che il momento in cui siamo a tavola sia di piacere e condivisione, non solo un «trangugia, bevi e tutti zitti davanti alla TV».
Ogni nostro piccolo desiderio ha bisogno di un buon pastore, ed è tosta riconoscerlo in mezzo ad eserciti di mercenari. In effetti tutte le nostre piccole domande o attese sono sentieri che confluiscono nel grande cammino della vita, tanti minuscoli affluenti nutrono il fiume che corre dritto al mare. Chi mi porta davvero al mare? Chi mi porta alla meta felice?

La storia d’amore dei Damellis ha appassionato milioni di giovani

La storia d’amore tra Giulia De Lellis e Andrea Damante ha catturato l’attenzione di milioni di giovani. Come mai? Usciti dalla trasmissione Uomini e Donne da fidanzati, bellissimi, sembravano dare speranza di vedere finalmente nascere, crescere e fiorire l’amore eterno. Lei era la Giulietta di lui, abitavano a Verona. Tutta la scenografia umana parlava di quel mistero che è l’incontro tra un uomo e una donna, chiamato Amore. E aveva il profumo di tutti quei fiori che lo coronano: sorrisi, baci, e l’ipotesi che sia per sempre. Li hanno chiamati Damellis (una fusione dei loro cognomi), perché si sa che l’hashtag funziona se è breve e ha funzionato, ma creo perché così affine all’idea del “un corpo solo, un’anima sola“. È proprio difficile schiodare dal nostro DNA l’idea che amarsi sia donarsi, e così essere una cosa nuova insieme.

Certo, ogni loro foto era corredata di slogan commerciali, pubblicità a prodotti di ogni tipo dal vestiario, ai trucchi, alle bibite. Come a dire: «noi siamo l’amore vero e se bevi questa aranciata lo troverai anche tu». I mercenari, appunto: l’influencer è quello che con un messaggio fondato su un desiderio buono, pilota le tue voglie su interessi commerciali che recano profitto a lui e niente a te.

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