Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

8 grandi santi che soffrivano di depressione ma non si sono mai arresi

LONELY MAN,BEACH
© Karuka | Shutterstock
Condividi

Potreste rimanere sorpresi leggendo i loro nomi

7 – San Giovanni Maria Vianney

XIX secolo

Noto come Curato d’Ars, è uno dei sacerdoti più amati nella storia della Chiesa, modello di parroco zelante e di pastore che superò le sue tante e gravi limitazioni intellettuali per guidare le anime con maestria sulla via della vita di grazia. Nonostante tutto il bene che faceva, non riusciva a capire la propria importanza agli occhi di Dio e conviveva costantemente con un forte complesso di inutilità personale, sintomo della depressione che lo ha accompagnato per tutta la vita. Nei momenti più difficili ricorreva al Signore, e malgrado la sofferenza rinnovava la determinazione di perseverare nel suo lavoro con fiducia, fede e amore per Dio e per il prossimo.

8 – Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

XX secolo

La santa carmelitana scalza nata ebrea e cresciuta atea ha sofferto a lungo di depressione, arrivando a scrivere:

“Mi sono ritrovata gradualmente in una profonda disperazione… Non riuscivo ad attraversare la strada senza desiderare che una macchina mi investisse e non ne uscissi viva”.

Da prima della sua conversione, soprattutto nelle tante occasioni in cui fu disprezzata e umiliata per il fatto di essere donna e di origine ebraica, Edith soffrì intensamente di depressione. Intellettuale, filosofa, discepola e assistente di Edmund Husserl, il fondatore della fenomenologia, alla fine trovò in Dio la Verità che tanto cercava, a partire dalla lettura delle opere di Santa Teresa di Gesù. Abbracciò allora la grazia con una sete tale che da questa traeva la forza per affrontare non solo le sue dolorose sofferenze interiori, ma anche le tenebre mortali del nazismo.

Edith Stein, che nel convento carmelitano adottò il nome religioso di Teresa Benedetta della Croce dopo essersi convertita ed essersi consacrata radicalmente a Dio, fu in grado di perseverare fino al martirio, mantenendo la lucidità, la fede, la speranza e l’amore perfino nella prigionia e nella morte a cui venne sottoposta in modo codardo nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Questa fine della vita terrena sembra particolarmente deprimente? Lo è, ma visto che tutto in questa vita ha più di un lato, Edith ha affrontato questa situazione estrema con la serenità e la pace di spirito di chi aveva imparato a rapportarsi agli alti e bassi della depressione, andando al di là di ciò che è immediato e abbracciando una vita che non finisce perché è eterna, e che è in grado di brillare anche nelle tenebre più dense della morte in un campo di concentramento.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Pagine: 1 2 3 4 5

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni