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Perché la Chiesa siriana non condanna Assad ma è critica con ribelli e Nazioni Unite?

REFUGEE|Modern Day Martyrs

AFP / BULENT KILIC

AKCAKALE,TURKEY: Syrians fleeing the war rush through broken down border fences to enter Turkish territory illegally, near the Turkish border crossing at Akcakale in Sanliurfa province. Turkey said it was taking measures to limit the flow of Syrian refugees onto its territory after an influx of thousands more over the last days due to fighting between Kurds and jihadists. Under an "open-door" policy, Turkey has taken in 1.8 million Syrian refugees since the conflict in Syria erupted in 2011. AFP / BULENT KILIC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 17/04/18

La Sinfonia tra i poteri

Secondo Riccardo Cristiano, fondatore dell’associazione “Giornalisti amici di padre Dall’Oglio”, a lungo inviato in Medio Oriente e poi coordinatore dell’informazione religiosa di Radio Rai, l’atteggiamento della Chiesa siriana si spiega con la cosiddetta “Sinfonia tra i poteri”.

«Dai tempi in cui gli Ottomani crearono un meccanismo di protezione delle minoranze religiose, molte gerarchie cristiane adottarono il principio della “Sinfonia tra i poteri”: cioè mantenere un buon rapporto tra il potere politico e religioso, in modo da ricevere tutela dal primo. Un po’ tutte le Chiese cristiane in Oriente, nel tempo, hanno creduto in questo principio. Oggi quello che sta accadendo in Siria, è la stessa cosa che è avvenuta in Iraq con Saddam Hussein. Paura e protezione camminano paralleli. Da qui l’ “intesa” con il regime di turno».




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Martiri “silenziosi”

«Non a caso – prosegue Cristiano – tutti questi patriarchi non hanno speso una parola per i martiri cristiani uccisi da Assad e Hezbollah per le strade di Beirut dopo l’assassinio di Hariri. Quei cristiani erano autorevoli intellettuali, grandi editori, leader dal passato comunista e così via, ma non erano di una cultura della “Sinfonia tra i poteri”. Per questo il loro martirio è caduto nel silenzio».

Opposti estremismi

Si spiega così, sostiene l’analista, la “fatica”, nell’ambito della Chiesa medio-orientale, ad inquadrare come «terroristi» gruppi come Hezbollah o i Pasdaran. «Il Papa invece continua ad esprimersi in modo molto chiaro sottolinenando che non si può costruire la pace se non si azzera la logica dello sterminio che attualmente caratterizza la Siria, finita in mano a quelli che definisco “opposti estremismi”», sentenzia l’esperto di questioni medio-orientali.

Nessun “pan-arabismo”

Assad non è che è uno di questi “estremismi”. «Un generale di cultura fascistoide che si spaccia per laico, alla guida di un regime militarista che non ha nulla di pan-arabismo: quest’ultimo sì che è da considerarsi laico, ma Assad non ha nulla a che spartire con il pan-arabismo poichè agisce con lo stesso integralismo dei wahabiti». Lui non è altro che l’artefice di un patto con le «gerarchie cristiane» basato sulla «non ostilità» reciproca.




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