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Mangiarsi le parole è come avere fame di Dio?

BOCCA, PARLARE, RAGAZZA
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San Leopoldo e Mosé non erano bravi parlatori, ma avevano un cuore grande. Forse dovremmo parlare di meno e balbettare di più

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif ) di Giuseppe Signorin

Leopoldo si mangiava le parole, amore mio. Non riusciva nemmeno a recitare bene le preghiere, o spiegare il Vangelo. Solo la formula della consacrazione, quella non se la mangiava. Aspettava di mangiarsi il Pane consacrato. Ma le altre parole, pare che se le mangiasse tutte. Lo racconta padre Zeno da Pescantina, il successore di Leopoldo a Padova, nel suo bellissimo libro Un grande cuore.

Che meraviglia. Leopoldo si mangiava le parole, amore mio. Come me. Molto più di me. Non azzardarti a dirmi di nuovo che devo imparare a scandire meglio e bla bla bla. Quest’anno il mio protettore è san Leopoldo e san Leopoldo si mangiava le parole, ergo io non ho alcuna intenzione di iscrivermi a un corso di dizione. Sempre ammesso che mangiarsi le parole sia un difetto. E se fosse fame di Dio? In principio, non era il Verbo?

Leopoldo si mangiava le parole perché aveva fame di Dio, ecco perché se le mangiava, e io da oggi ho una scusa in più. Potrei sbagliarmi, ma mi pare di aver letto o sentito alla radio – sicuramente Radio Maria – che san Francesco aveva una speciale venerazione per le parole, perché con le parole si può parlare di Dio. Le parole sono importantissime: possono essere usate per fare del bene o del male. “Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!”, dice Gesù nel Vangelo di Matteo. Le parole non vanno sprecate, forse per questo Leopoldo se le mangiava. Mangiarsi le parole è una dote che non voglio svendere per quattro soldi, coinquilina mia.

Senti Mosè, nell’Esodo: “Mio Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono mai stato prima e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua”. Mosè, a quanto pare, era addirittura balbuziente. Ma poi, balbettare, non è il modo più onesto di parlare di Dio? Che altro vuoi dire? Leopoldo poteva anche mangiarsele, le parole, tanto i peccati, nel nome di Cristo, li perdonava lo stesso. Un certo Magni, religioso gesuita vissuto ai suoi tempi, diceva ai giovani di portare i peccati nel cappuccio del “padre piccolo”, com’era conosciuto il nostro santo minuscolo. Era quella la sua missione. E la nostra? Sicuramente parlare di meno e balbettare di più. Che Dio ci illumini. Ti amo.

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