Ricevi Aleteia tutti i giorni
Aleteia

Beato Rolando Rivi: la figlia di uno dei partigiani che lo uccise chiede perdono

ROLANDO RIVI
Condividi
Commenta

A 73 anni dal martirio del seminarista 14 enne, un abbraccio pieno di bene rimargina la ferita di una violenza a lungo taciuta

Era il 10 aprile 1945 e Rolando Rivi aveva appena 14 anni quando fu rapito dai partigiani; sebbene il suo seminario fosse stato chiuso lui continuava ad indossare l’abito talare. Questa appartenenza a Gesù lo condannò, l’ordine impartito alla brigata garibaldina fu quello di avere ancora un prete di meno in giro. Sequestrato, torturato e seviziato per tre giorni nella boscaglia, da qualche parte nell’Appenino modenese, all’interno quel che fu definito il triangolo della morte (Bologna, Modena, Reggio Emilia).

Era il 13 aprile quando i suoi assassini fecero dell’abito talare un pallone da calcio e lui, prima di morire, chiese di poter pregare per la sua mamma e il papà.  A sparare i colpi furono Giuseppe Corghi e Delciso Rioli, condannati in tutte e tre i gradi di giudizio a ventitre anni per l’omicidio; ne scontarono solo sei grazie all’amnistia Togliatti.

Quest’episodio rappresenta uno dei momenti più bui della storia partigiana, che fu un mondo variegato di esperienze diverse tra loro. Il destino brutale riservato al piccolo Rolando fu fatto in violazione delle regole della guerra partigiana e fu motivato dall’odio contro la sua testimonianza di fede dalle brigate garibaldine.

È tuttora difficile parlare apertamente di argomenti così scabrosi, la storia di Rolando Rivi (che è stato beatificato da papa Francesco – fresco di nomina – nel maggio 2013) è ancora poco conosciuta: in Emilia Romagna si sono registrati casi in cui è stato impedito alle scolaresche di visitare una mostra a lui dedicata, perché – questa la motivazione – avrebbe infangato l’immagine della Resistenza.

Alla luce di questi tristi chiaroscuri storici, l’evento accaduto ieri è notevole per la speranza che ci consegna: Meris Corghi, figlia di uno degli assassini di Rolando, ha chiesto il perdono ai familiari di Rivi e li ha incontrati nella piccola chiesa di San Valentino (RE) dove si è svolta una commemorazione del martirio.

Settantantré anni dopo la morte del giovane seminarista innamorato di Gesù, la parola perdono s’impone sul regno di una violenza cieca, tenuta nascosta con complicità colpevoli. La verità, anche se ferita, non è mai un’accusa sterile per dividere i buoni dai cattivi; se guardata con il desiderio di bene che ciascuno si porta dentro, è sempre fonte generativa di novità buone.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni