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Che gioia l’appello del Papa alla santità: il Signore chiede tutto, a tutti, in ogni ambito

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Costanza Miriano riflette sul rischio di ideologizzare temi come la difesa della vita. Dobbiamo alzare la voce perché la pratica dell'aborto ha perso ogni timidezza fino a diventare sinonimo di progresso. Ma il Papa che ha coniato l'espressione "cultura dello scarto" lo sa senz'altro

Però, come dicevo, su questo fronte non c’è nessuna battaglia culturale da fare, c’è da agire in concreto e da farlo molto di più. Ma il motivo per cui tanti di noi si sgolano a scrivere, manifestare, gridare in tutti i modi possibili sui temi della difesa della vita è che al contrario in Occidente l’aborto è un diritto, anzi, è considerato un progresso, un sinonimo di civiltà. Ci sono milioni di donne ferite, morte dentro, che camminano fra di noi, ingannate, senza che nessuno abbia mai detto loro la verità. Ci sono ospedali che assumono solo medici non obiettori, disposti a fare aborti.

Centomila bambini all’anno vengono uccisi solo in Italia (mentre nessun povero muore di fame, ripeto). Siamo il paese al mondo che fa meno figli in assoluto. Della bellezza della sessualità vissuta secondo l’Humanae Vitae non parlano più manco i preti, senza contare che alcuni propongono la contraccezione, togliendo a tanti sposi la gioia e la bellezza. Ci sono sindaci che fanno rimuovere manifesti solo perché mostrano la foto di un feto a undici settimane (“potrebbe offendere chi ha abortito”: ma quelle donne sono già ferite dentro, dalla verità, non da una foto).

Le persone down vengono sterminate: in Italia quasi tutte, nei paesi scandinavi tutte. Spot che mostrano come anche loro possono essere felici vengono vietati. La gente che prega davanti alle cliniche viene arrestata. La diagnosi prenatale viene proposta a tutte le mamme, anche giovanissime, per “prevenire malattie del feto”, cioè per proporre alle madri di uccidere i loro figli come via più ragionevole. Ai bambini malati vengono sospese le cure, e ci sono corti di giustizia che sostengono queste scelte come “il miglior interesse”. L’eutanasia viene incoraggiata e promossa. La pillola del giorno dopo viene venduta senza obbligo di ricetta. Nelle scuole si va a insegnare la contraccezione ai nostri figli senza che noi ne siamo informati.

Mentre la cultura dell’accoglienza e della cura del povero è un patrimonio comune e condiviso – ma certo, dobbiamo fare di più in concreto – la difesa della vita è un disvalore, un peso, un costo, un retaggio di una mentalità oscurantista e bigotta, e ci viene addirittura tolta la libertà di parola. È per questo che tanti di noi si sgolano per dire parole diverse da quelle del pensiero unico. Che poi tanti dei prolife facciano tanto, tantissimo anche per i poveri, io lo posso testimoniare. Solo che non finiscono sui giornali, perché “non sappia la tua destra…”

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